In Italia, nel 2025, se da un lato si registrano piccoli dati incoraggianti in merito alla
diminuzione dei maltrattamenti piuttosto che le violenze sessuali - dall'altro lato si registrano
dati drammatici per quanto riguarda i femminicidi. Da gennaio a settembre - secondo fonti del Ministero degli Interni - sono state
oltre 60 le donne uccise per mano del loro ex partner, di cui
44 attestate proprio come femminicidio.
Nomi e vite spezzate
«Dovremmo ricordarci - ha dichiarato la segretaria della Uil Calabria,
Maria Elena Senese - che
dietro questi numeri ci sono nomi e ci sono vite spezzate, quindi dovremmo avere
rispetto per chi subisce quotidianamente dentro le mura di casa e noi come istituzione abbiamo
il dovere di intervenire cercando di incidere su quella
disoccupazione femminile che purtroppo ancora ha dei
dati veramente drammatici. Diamo alle donne la possibilità economica di parlare di parità di genere, diamo alle donne la probabilità per il merito, le competenze, le qualità che hanno di potersi riscattare attraverso un lavoro dignitoso».
«Denunciate!»
Il coro unanime che si alza dalle istituzioni tutte - giunto anche da Crotone, in occasione di
un incontro organizzato da Uil Calabria e Soroptimist con gli studenti - è quello di
denunciare gli aguzzini. «Da donna a donna - ha dichiarato la sottosegretaria agli Interni,
Wanda Ferro - dico che
bisogna farlo, che bisogna fare ai primi esordi della violenza, che non si è da sole, che c'è un numero al quale chiamare, che ci sono tante stanze d'ascolto nelle questure, nelle caserme dei carabinieri, che ci siano ovviamente tante misure. Misure, per esempio, come
il reddito di libertà, la possibilità di accedere al microcredito, al reddito di inclusione per poter
essere donne libere, per poter difendere i propri figli, ma soprattutto anche per poter cambiare una narrazione di ciò che viene definita come un'emergenza, ma purtroppo è una piaga strutturale che esiste da tanti tantissimi anni».
Gli "scivoloni"
Dunque, istituzioni e politica unite insieme ai cittadini per fermare la violenza di genere. Anche se,
diverse volte da alcuni esponenti politico-istituzionali sono stati registrati degli scivoloni in merito a casi di violenza. «Devo dire delle
cadute di stile - ha aggiunto la Ferro - oltre che ovviamente
un esempio sbagliato da dare proprio alle nuove generazioni alle quali ci si rivolge.
La violenza è sempre da condannare, non ultimo nelle istituzioni, non lo dico a caso, ma soprattutto
commentare per un mi piace in più o per avere un titolo di giornale, in quel senso credo che sia qualcosa che va assolutamente cancellato dai rapporti istituzionali e dal linguaggio istituzionale».