In Calabria i lavoratori autonomi che hanno scelto il regime forfettario dichiarano il reddito medio più basso d’Italia. Nel 2024 si sono fermati a 14.070 euro annui, a fronte di una media nazionale di 17.190 euro. È uno dei dati che emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, che evidenzia le difficoltà economiche di una categoria spesso priva delle stesse garanzie riconosciute ai lavoratori dipendenti.
Nella nostra regione i contribuenti in regime forfettario sono oltre 55mila, pari al 2,8 per cento del totale nazionale. Ma è soprattutto il dato sui redditi a collocare la Calabria in fondo alla graduatoria. Una condizione che si inserisce in un contesto più ampio: nel Mezzogiorno il rischio di povertà lavorativa riguarda il 31,6 per cento degli autonomi, contro il 15,1 per cento dei dipendenti. A livello nazionale, le percentuali scendono rispettivamente al 18,8 e al 7,9 per cento.
Secondo la CGIA, chi lavora in proprio deve fare i conti con una maggiore fragilità: in caso di malattia o di interruzione dell’attività, il reddito può fermarsi, mentre non sono previste tutele come ferie retribuite, tredicesima, Tfr e, in caso di chiusura, la Naspi riconosciuta ai dipendenti.
Intanto, il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede l’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia di ricavi per accedere al regime forfettario. Una misura che, secondo le stime della relazione tecnica, interesserebbe circa 41mila partite Iva, con un costo di 260 milioni di euro. Per l’Ufficio studi della CGIA, un intervento dalla portata limitata rispetto alla platea complessiva dei lavoratori autonomi.



