In piena emergenza siccità, l’Italia continua a sprecare una quantità enorme di acqua potabile. Secondo uno studio della CGIA, il 42% dell’acqua immessa nella rete di distribuzione si perde prima di arrivare nelle case. Tradotto: ogni italiano “spreca”, suo malgrado, circa 157 litri d’acqua al giorno a causa delle dispersioni.
Un danno che non è solo ambientale, ma anche economico. Nel 2022 il costo delle perdite è stato stimato in 9 miliardi e 800 milioni di euro.
Le situazioni più critiche si registrano nel Mezzogiorno. La Basilicata è la regione con la dispersione più alta, oltre il 65 per cento, seguita da Abruzzo, Molise, Sardegna e Sicilia. Tra i capoluoghi, Potenza guida la classifica delle reti più “colabrodo”, davanti a Chieti, L’Aquila, Latina e Cosenza. All’estremo opposto ci sono Como, Pavia, Monza, Pordenone e Milano, dove le perdite sono molto più contenute.
L’Italia, inoltre, è il Paese europeo con il maggiore prelievo di acqua, utilizzata soprattutto in agricoltura, ma anche dall’industria e per gli usi civili. Eppure, recupera appena il 10 per cento dell’acqua piovana.
Per la CGIA la soluzione passa da investimenti sulla rete idrica e nuove infrastrutture per raccogliere e conservare l’acqua. Perché, in un clima sempre più caldo e con estati sempre più secche, ogni litro disperso è una risorsa persa.





