Esercizi lessicali, diverse contraddizioni e qualche colpo di scena nel finale hanno caratterizzato la 13° udienza del processo per i mancati soccorsi al caicco Summer love, naufragato a Steccato di Cutro il 26 febbraio del 2023 provocando 94 morti. Protagonista il capitano di fregata Gianluca D’Agostino, all’epoca dei fatti capo del Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia Costiera. Che anche nel controesame di parti civili e difese ha provato a camminare sulle uova, nel tentativo di addolcire le dichiarazioni rilasciate in fase di indagine sul comportamento della Guardia di Finanza la notte della strage.
“Possible migrant vessel”
Così, in un processo che cerca di appurare le eventuali responsabilità per la morte di 94 persone, ci si confronta sulla differenza lessicale tra “dubbio” ed “incertezza” quando si tratta di decidere se soccorrere o meno una imbarcazione segnalata e poi persa di vista; si aggirano le domande; emergono le contraddizioni sulla classificazione del caicco come “barca con migranti”. Perché D’Agostino afferma che Frontex parla di “possible migrant vessel” per un errore di trascrizione. Contesta le dichiarazioni del direttore di Frontex secondo cui dalle immagini aeree si evinceva che sottocoperta ci fossero molte persone: “Il direttore di Frontex è un poliziotto – afferma – io sono uno specialista e ritengo la sua affermazione eccessiva”. Ma alla fine – diciamo noi – evidentemente veritiera.
Le domande del Collegio
Ancora, conferma che non c’erano elementi per un’operazione di ricerca e soccorso, nonostante il caicco non fosse individuabile, fosse privo di bandiera e da bordo fossero partite alcune telefonate verso la Turchia. “Non c’erano salvagenti – afferma – né ci sono state telefonate di migranti ai parenti”. Quindi – chiede il presidente del Collegio giudicante, Alfonso Scibona – a bordo di ogni barca di migranti ci sono in vista salvagenti per tutti…200 nel caso specifico? Ed è un caso che nella sua esperienza di processi agli scafisti i telefoni dei migranti siano stati requisiti?
D’agostino poi afferma che tutte le barche segnalate da Frontex vengono classificate con la sigla “Imm”, ma non è detto che siano cariche di migranti. E in quel caso la risposta termica sottocoperta poteva essere di una stufa, del vano motore o di due o tre persone. “Quante barche ha avvistato Frontex quella notte?” chiede Scibona. “Una decina”. “E quante ne ha segnalate?” “Solo una”. Perché? “Perché faceva rotta verso terra, era stata intercettata una telefonata verso la Turchia e sottocoperta c’erano altre persone”. Dunque…era o non era barca con migranti?
La Finanza non era in mare
Il dato che resta certo nella sostanza è che quella barca (qualsiasi cosa avesse a bordo) doveva essere tenuta sotto controllo. E che anche D’Agostino sapeva che uno dei mezzi della Finanza, la V5006, si trovava nell’area delle operazioni fino alle 6 del 26 febbraio. “Invece – spiega – poi ho saputo che 16 minuti dopo la telefonata con cui la Guardia Costiera alle 23:37 ci informava di questo, la V5006 era agli ormeggi a Crotone. Vuol dire che, quando ci hanno chiamato era praticamente in porto”.





