Il maresciallo della Guardia di finanza Walter Vincenzo Pascalicchio, all’epoca in servizio nella sala operativa di Frontex a Varsavia, ha riferito in aula di aver sospettato che sul caicco naufragato a Cutro potessero esserci persone non visibili. La sua testimonianza è stata raccolta nell’ambito del processo sui presunti ritardi nei soccorsi, costati la vita a 94 persone.
Le valutazioni nella sala operativa di Frontex
Rispondendo alle domande del pm Matteo Staccini, Pascalicchio ha spiegato di non aver condiviso l’interpretazione del collega della Capitaneria di porto, Magistri, che dopo aver esaminato le immagini dell’imbarcazione l’aveva giudicata in grado di navigare regolarmente.
Il finanziere aveva invece notato una traccia termica e ipotizzato che il caicco potesse trasportare migranti siriani in fuga dal terremoto. Per questo, a suo avviso, occorreva valutare l’eventuale presenza di persone a bordo e predisporre una risposta adeguata.
La classificazione e l’intervento dei soccorsi
Nel messaggio inviato alle autorità italiane, la formula “possible people on board” era, secondo il teste, compatibile con le informazioni disponibili in quel momento. Pascalicchio ha precisato che non vi erano ancora elementi certi per parlare di un’emergenza Sar, cioè di un’operazione di ricerca e soccorso.
Ha inoltre spiegato che classificare subito il caso come “Law enforcement” avrebbe potuto ostacolare l’invio dei mezzi più adatti alle condizioni del mare. La decisione sull’intervento spettava agli organismi italiani competenti, Icc e Imrcc.
La richiesta di una verifica in mare
Poco dopo le 22.40 del 25 febbraio 2023, per favorire lo scambio di informazioni e sollecitare un controllo con la Guardia costiera, Pascalicchio contattò via chat un suo ex comandante, allora alla guida della sezione operativa del Coan della Guardia di finanza di Pratica di Mare.
Pur in assenza di segnali certi di pericolo, il militare chiese una verifica nell’area in cui si riteneva potesse trovarsi il caicco. A spingerlo, ha spiegato, era la preoccupazione che l’imbarcazione potesse avvicinarsi alla costa con condizioni meteorologiche sfavorevoli.
La relazione sull’interrogatorio non fu redatta
Nel corso dell’udienza, Pascalicchio ha anche riferito che il suo reparto gli aveva chiesto di mettere per iscritto i contenuti dell’interrogatorio. Il maresciallo ha dichiarato di aver scelto di non preparare il documento, mantenendo riservate le informazioni emerse.
La testimonianza si inserisce nel processo che mira a ricostruire le decisioni e le comunicazioni intercorse nelle ore precedenti al naufragio di Steccato di Cutro.




