La Regione Calabria ha partecipato oggi al convegno “Troppa o troppo poca acqua? Per una gestione integrata della risorsa idrica nel Mezzogiorno”, organizzato dal Dipartimento di Ingegneria dell’ambiente dell’Università della Calabria in collaborazione con l’Autorità di bacino distrettuale dell’appennino meridionale. Un confronto a più voci riguardante la duplice vulnerabilità della Calabria, ossia siccità strutturale ed eventi alluvionali estremi, affrontata con la convinzione che si tratti di un fenomeno sistemico che richiede sinergia tra tutti gli attori coinvolti.
Gli interventi
Domenico Costarella, dirigente generale della Protezione civile regionale, ha ripercorso i due anni di intervento su entrambi i versanti della crisi. “Il rapporto Arpacal sul ciclone Ulrike parla di tempi di ritorno ultrasecolari - ha dichiarato - e questo dà la misura di quanto l’acqua possa trasformarsi da risorsa preziosa in minaccia devastante".
Salvatore Siviglia, dirigente generale del dipartimento Ambiente, paesaggio e qualità urbana, ha illustrato la strategia regionale su tre assi: risanamento delle grandi adduttrici, con un piano di ammodernamento complessivo del sistema del Crati, per il quale è stato richiesto un finanziamento straordinario al Governo nazionale, e interventi analoghi con fondi POR e FSC; rafforzamento della capacità di invaso; completamento del passaggio al gestore unico del servizio idrico integrato, con sistemi di telecontrollo per il monitoraggio in tempo reale delle dispersioni.
Per il Consorzio di bonifica della Calabria è intervenuto Vincenzo Straface, che ha illustrato i 14 interventi Pnrr su infrastrutture vetuste in fase di collaudo e il modello di distribuzione della risorsa basato sulla stima delle portate e sul fabbisogno effettivo.
“È importante – ha detto la direttrice generale di Arsac, Fulvia Caligiuri - fare massa critica affinché ciò che viene prodotto nel nostro territorio, grazie alle risorse del nostro territorio, resti nel nostro territorio. Non possiamo ignorare che ci sono soggetti esterni che guardano alla Calabria con interesse proprio perché i nostri terreni sono ancora coltivabili: dobbiamo essere noi a governare questo patrimonio”.
