Nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio del 2023 c’erano tutti i presupposti per dichiarare l’evento Sar, vale a dire per avviare la ricerca ed il soccorso al caicco che – sebbene avvistato molte ore prima – all’alba sarebbe naufragato a pochi metri dalla foce del fiume Tacina, sulla spiaggia di Steccato di Cutro. L’ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura di Crotone, ha risposto così ad una precisa domanda di Alfonso Scibona, presidente del collegio del Tribunale chiamato a giudicare l’operato dei 6 militari (4 finanzieri e due della Capitaneria di porto) imputati nel processo per i mancati soccorsi all’imbarcazione il cui naufragio provocò 94 morti ed un numero mai precisato di dispersi.
“Toccava alla GdF”
Condizioni meteomarine pessime, navigazione notturna, ed il sospetto che a bordo potessero esserci migranti, secondo il consulente avevano creato tutte le condizioni perché l’operazione partita come Law enforcement (vale a dire di polizia) fosse dichiarata Sar, sollecitando così l’intervento dei mezzi della Capitaneria di porto che avrebbero potuto intercettare il caicco prima della strage.
A fare questo passaggio – ha proseguito – avrebbe dovuto essere la Guardia di Finanza, che stava gestendo l’operazione. E che, invece, a suo parere rifiutò la collaborazione della Guardia Costiera. Uno degli imputati, infatti, a chi gli prospettò la possibilità di far uscire le motovedette di stanza a Crotone e a Roccella, rispose “Se abbiamo necessità vi ricontattiamo”. E invece più nulla fino al momento del naufragio.
“La Guardia costiera doveva informarsi”
La Guardia costiera, dal canto suo, secondo Carannante avrebbe dovuto informarsi periodicamente sull’andamento dell’operazione. «Quando mi viene detto che c’è una barca di notte, col mare grosso, e che non dà segnali, la mia preoccupazione è capire se a bordo è tutto a posto. Se loro non chiamano, non mi costa nulla chiamare io, e se non rispondono mi preoccupo, e avviso le navi che si trovano in zona. Poi chiedo a chi sta operando se le condizioni meteo gli permettono di agire. In questo caso hanno detto di sì, che avevano una barca in mare che però, in effetti, per due ore non c’è stata. E se non mi informano, devo essere io a chiedere. È il mio lavoro».
Ancora, rispondendo all’avvocato di parte civile Lidia Vicchio, l’ammiraglio è tornato a ribadire che in ogni caso la Finanza avrebbe potuto chiamare la Guardia costiera a supporto: “Se non ce la faccio con le mie forze – ha detto – chiedo aiuto. E la CP 326 di Roccella, che aveva mare favorevole, sarebbe arrivata per tempo».





