Il caicco Summer Love, una volta avvistato e segnalato da Frontex alle 22.26 del 25 febbraio 2023, avrebbe dovuto essere rintracciato e seguito con ogni mezzo fino al suo ingresso nelle acque territoriali italiane. È stato perentorio l’ammiraglio Salvatore Carannante nel corso dell’ottava udienza del processo sui mancati soccorsi all’imbarcazione il cui naufragio, a Steccato di Cutro all’alba del 26 febbraio 2023, costò la vita a 94 migranti. Sul banco degli imputati figurano quattro militari della Guardia di finanza e due delle Capitaneria di porto.
Cercarlo con ogni mezzo
Il consulente della Procura di Crotone ha fatto riferimento al decreto del 14 luglio 2003, che impone il monitoraggio di un obiettivo avvistato in mare a chi ha il compito di effettuare un’operazione di polizia, dunque in questo caso alla Guardia di finanza. “Avrebbero dovuto cercarlo con ogni mezzo a disposizione – ha spiegato – radar, mezzi navali, elicotteri, o anche coinvolgendo la Guardia costiera, dotata di mezzi più adatti ad operare col cattivo tempo”. Invece il secondo avvistamento dell’imbarcazione, quello che avviene ormai troppo tardi per salvarla, è stato “fortuito e non ricercato”, perché quella imbarcazione segnalata dall’aereo di Frontex molte ore prima non era stata tenuta d’occhio. La Capitaneria, invece, che era anch’essa a conoscenza dell’avvistamento del barcone, da regolamento avrebbe dovuto informarsi ogni ora sull’evoluzione della vicenda.
I serbatoi della V5006 quasi pieni
Ancora, basandosi sulle schede tecniche dei mezzi della Guardia di Finanza, Carannante ha contestato le motivazioni che spinsero a far rientrare in porto le due navi a causa del mare forza 4. “La motovedetta V5006, con le condizioni di quella sera – ha detto – poteva sostenere la navigazione in sicurezza ad una velocità massima di circa 30 nodi. Più al limite il pattugliatore Barbarisi, che avrebbe potuto navigare a 15 nodi. Dunque, non ritengo coerente l’aver deciso il rientro in porto per condizioni meteomarine avverse. Né si capisce – ha aggiunto – per quale ragione il V5006 fosse rientrato in porto per fare rifornimento, con ancora l’80% di carburante nei serbatoi”
Il naufragio si poteva evitare
Il consulente ha anche sminuito la circostanza che i dati errati prodotti da Frontex su direzione e velocità del caicco possano aver condizionato la successiva ricerca del target. “Bastava inserirli su una mappa – ha spiegato – per capire l’errore, ed indirizzare correttamente le ricerche. Cosa che credo la Guardia di finanza non abbia fatto, ma la Capitaneria sicuramente si”, come si evince anche dai documenti sottoposti al teste dall’avvocato di parte civile Francesco Verri. Che, infine, ha chiesto a Carannante di calcolare il tempo che i mezzi di Finanza e Capitaneria avrebbero impiegato per raggiungere il caicco, dimostrando che se fossero partiti attorno alla mezzanotte e mezza (quando cioè si era presa coscienza dell’esistenza di una barca carica di migranti in mare) il naufragio sarebbe stato evitato.





