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Trentatré anni dalla Strage di Capaci: memoria ed impegno le parole d'ordine

Trentatré anni dalla Strage di Capaci: memoria ed impegno le parole d'ordine
https://youtu.be/_kn0z_SwD7c?si=IuuMsabep6CBqhav 23 maggio 1992, autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci - in provincia di Palermo - ore 17:57. Un'esplosione devastante di circa 500 kg di tritolo posizionata in un tunnel sotto l’autostrada, azionata a distanza, fa saltare letteralmente l'infrastruttura. In quel frangente l'arteria era percorsa da due auto blindate - una Lancia Thema ed una Fiat Croma.

Il convoglio blindato

A bordo vi erano il giudice Giovanni Falcone, la moglie e magistrati Francesca Morvillo - e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Morirono per mano di Cosa Nostra che architettò uno degli eventi più tragici e simbolici nella storia della lotta alla mafia in Italia.

Giovanni Falcone

Falcone era da anni uno dei principali nemici della mafia siciliana, grazie al suo lavoro con il pool antimafia e al maxiprocesso di Palermo (1986-1987), che portò a centinaia di condanne contro boss mafiosi. Dopo anni di minacce, delegittimazioni e isolamento, Falcone aveva assunto un ruolo di alto livello al Ministero della Giustizia. L'attentato fu ordinato dai vertici di Cosa Nostra, in particolare da Totò Riina, capo dei capi dell'organizzazione, per eliminare una figura chiave nella repressione della mafia.

I 57 giorni tra Capaci e via D'Amelio

L’attentato sconvolse profondamente l’Italia e provocò un’ondata di indignazione pubblica. Solo 57 giorni dopo, un attentato analogo a Paolo Borsellino, collega e amico di Falcone, uccise lui e cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Occhiuto: «Rinnovare impegno per costruire società libera da ricatto mafioso»

«Sono trascorsi 33 anni dalla strage di Capaci, nella quale persero la vita, in un vile attentato mafioso, il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Non abbiamo solo il dovere di ricordare. Abbiamo, soprattutto, la responsabilità di rinnovare ogni giorno l’impegno per la legalità, per costruire una società giusta, libera dalla paura e dal ricatto mafioso». Così in una nota, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.

Quarto Savona Quindici

Nel video, la tappa a Crotone nel gennaio 2023 della teca con il Quarto Savona Quindici, nome in codice della Fiat Croma blindata.