CALCIO | Tre pareggi, tre storie diverse per le calabresi di B e C

Settembre finisce con tre pareggi per le principali squadre calabresi, risultati identici ma alla fine di gare che si sono sviluppate in modo completamente diverso. E diverso è pure il grado di soddisfazione finale per squadre e tifoserie.
Cosenza - Anche a Bari i rossoblu mostrano solidità
Bontà del risultato a parte, un pareggio prezioso anche perché catturato a due minuti e mezzo dalla fine, dalla gara di sabato scorso a Bari arriva la perentoria conferma che in serie B sarà difficile per chiunque mettere sotto il Cosenza. I rossoblu hanno affrontato alla pari un Bari in salute, hanno destato una migliore impressione nella prima mezzora ed avuto l’occasione più favorevole, il diagonale di Ricciardi a tu per tu con Radunovic.
Il vantaggio pugliese si è materializzato per l’improvviso calo di zuccheri di Micai, normalmente uno dei più affidabili, che prima è rimasto di marmo su una cannonata di Falletti finita alla base del palo, e poi si è fatto piegare le mani dal colpo di testa di Pucino, forte sì ma non imprendibile, o meglio non così tanto da deviarne la traiettoria. Alvini è stato costretto a grandi manovre, specie in attacco: subito Florenzi per Kouan, poi Ciervo e Strizzolo per Mauri e Ricci dopo un’ora di gioco, quando il Bari è rimasto in dieci, Rizzo Pinna per Mazzocchi ad una ventina di minuti dall’epilogo, infine Zilli per Ricciardi negli ultimi 10’. A quel punto la trama poteva essere una sola, Bari indietro tutta e spazi intasati. Che il pareggio sia arrivato su rigore per l’imperizia del maliano Saco toglie nulla alla giustezza del risultato, tanto più se si considera che al 91’ è stato Radunovic a negare a Florenzi il sorpasso.
Catanzaro - Più attenzione e concentrazione, arriva il punto desiderato
Arriva sempre, nella carriera di ogni allenatore, il momento in cui ci si emenda, magari facendosi un po’ violenza perché in parte si rinuncia alle proprie convinzioni. Non vogliamo, con questo, dire che Fabio Caserta è cambiato, che si è convertito al partito dei risultatisti trinariciuti, in fondo anche Guardiola e Gasperini con gli anni hanno corretto o rivisto gli aspetti più integralisti delle loro strategie, ma è evidente che il suo Catanzaro sarà, specie in trasferta, specie quando gli avversari sono insidiosi e le assenze sono pesanti, specie in attesa di scegliere l’assetto tattico più congeniale, anche quello visto a Salerno, possesso palla, difesa alta più che si può e, sotto pressione, nessuna remora ad alzare ulteriormente il muro.
Quello che contava era fare punti, i giallorossi ci sono riusciti e non hanno manifestato il difetto di concentrazione iniziale di cui Caserta si era lamentato. Nel 4-2-3-1 in cui gli esterni alti si sono spesso abbassati quando la Salernitana ha spinto di più, la scelta a sorpresa è stata quella del greco Koutsoupias fra D’Alessandro e Compagnon, con compiti però più conservativi dell’assente Iemmello. Il tridente granata ha prodotto poco ma punto sugli esterni, specie con l’olandese Braaf, la cui velocità ha creato qualche affanno a Bonini e Scognamillo. Catanzaro più guardingo del solito, attento a non concedere spazi: bisognava muovere la classifica ed è importante esserci riusciti. L’estetica può aspettare, specie se si considera che s’è messo in moto il Frosinone e che i 5 punti del Cosenza sono un inganno.
Crotone - Fase difensiva sotto accusa, troppi i gol subiti
Il linguaggio del corpo ha meno infingimenti di quello classico. Quello del dopopartita di domenica sera, a Potenza, di Emilio Longo svela un uomo che ha alzato le difese e che, col trascorrere delle giornate di campionato, è diventato più diffidente. Accadde anche a Zauli, ma dopo molto più tempo. Chiariamo subito una cosa: comprendiamo perfettamente l’allenatore del Crotone, al suo posto saremmo ancora più ombrosi e sospettosi.
La monumentale epigrafe di Julio Velasco (“chi perde spiega”) è la croce alla quale tutti i condottieri dello sport prima o poi finiscono inchiodati, anche i più grandi e vincenti. Ma spiegare la batosta di Picerno, il tracollo in casa col Sorrento e poi il buio improvviso di Potenza, tre disastri in una settimana, sa quasi di punizione divina. Francamente, credere che il problema principale sia l’allenatore (e la cosa va avanti da alcuni anni, ormai) rischia di diventare l’alibi per ogni fiasco.
Il tallone d’Achille del Crotone, ormai è evidente, è la fase difensiva, che ovviamente coinvolge la squadra nella sua interezza. Ma il numero di nei, deformità, omissioni adesso è troppo elevato per non pensare ai limiti dei singoli. Un esempio lampante: il pallone sul destro di Schimmenti, che riapre una partita che sembrava chiusa, lo accomoda la scellerata gestione di un ripiegamento difensivo che coinvolge ben tre giocatori del Crotone, un’indecisione sul da farsi inspiegabile ed inaccettabile. È così che il rapporto tra tiri in porta concessi agli avversari e gol subìti (14, seconda peggior difesa dopo quella della Juve next gen) è diventato così alto. Longo indica nel lavoro l’unica soluzione possibile: avrà molto da fare, questo è certo.