CALCIO | Pareggiano tutte le calabresi tra serie B e C

Un weekend di pareggi quelli conquistati da Cosenza, Catanzaro e Crotone nelle gare giocate tra sabato e domenica. Questa l'analisi delle partite
BARI-COSENZA 1-1
Bontà del risultato a parte, un pareggio prezioso anche perché catturato a due minuti e mezzo dalla fine, dalla gara di sabato scorso a Bari arriva una conferma perentoria: in questa stagione sarà difficile per chiunque mettere sotto il Cosenza. I rossoblu hanno affrontato alla pari un Bari in salute, hanno destato una migliore impressione nella prima mezzora ed avuto l’occasione più favorevole, il diagonale di Ricciardi a tu per tu con Radunovic, seguita al salvataggio di Mazzocchi su colpo di testa di Vicari, e poi un’altra con Caporale, deviazione di testa d’un soffio fuori su azione d’angolo. Il vantaggio biancorosso, strano ma vero, si materializza per l’improvviso calo di zuccheri di Micai, normalmente uno dei più affidabili, che prima resta di marmo sulla cannonata di Falletti che colpisce la base del palo, e poi si fa piegare le mani dal colpo di testa di Pucino, forte sì ma non imprendibile, o meglio non così tanto da deviarne la traiettoria. Gol che, essendo maturato a 5’ dall’intervallo, ha cambiato l’inerzia di una gara che la squadra di Alvini sembrava star controllando senza troppi problemi, costringendo l’allenatore toscano a grandi manovre: subito Florenzi per Kouan, poi Ciervo e Strizzolo per Mauri e Ricci dopo un’ora di gioco, Rizzo Pinna per Mazzocchi ad una ventina di minuti dall’epilogo, infine Zilli per Ricciardi negli ultimi 10’. Cambi dettati anche dalla svolta determinata, all’8’, dalla gomitata con la quale Lella stende Caporale in area sugli sviluppi di un calcio d’angolo. La Var richiama Marchetti che non può esimersi dall’estrarre il rosso. Chiaro che a quel punto la trama potesse essere una sola, Bari indietro tutta e spazi intasati. Serviva una giocata. Ci ha provato Ciervo, con la sua limitata autonomia a causa dell’infortunio che lo ha tenuto in bilico fino a giovedì scorso, e ci è andato vicino. E poi ancora un braccio galeotto, stavolta del maliano Saco, non per colpire ma per deviare, ancora un richiamo dalla Var, sebbene Marchetti fosse vicino all’azione e le proteste di Florenzi plateali. E anche stavolta la decisione non poteva non essere favorevole al Cosenza. Impeccabile la trasformazione di Fumagalli, botta di destro a mezz’altezza, angolata e imprendibile: giusto così, anche perché al 91’ è Radunovic a negare a Florenzi il sorpasso smanacciando il suo insidioso destro dal limite.
SALERNITANA-CATANZARO 0-0
Arriva sempre, nella carriera di ogni allenatore, il momento in cui ci si emenda, magari facendosi un po’ violenza perché si rinuncia alle proprie convinzioni, a quello in cui si è creduto, anche in ragione delle qualità da calciatore di fantasia ed attacco. Non vogliamo, con questo, dire che Fabio Caserta è cambiato, che si è convertito al partito dei risultatisti trinariciuti, ma è evidente che il suo Catanzaro sarà, specie in trasferta, specie quando gli avversari sono insidiosi e le assenze sono pesanti, specie in attesa di scegliere l’assetto tattico più congeniale, anche quello visto a Salerno, possesso palla, difesa più alta possibile, e se la pressione degli altri si fa non resistibile nessuna remora ad alzare velocemente il muro. Quello che contava era fare punti, i giallorossi ci sono riusciti e stavolta non si sono fatti intrappolare da una partenza a rilento, com’era accaduto a Cesena e poi a Cittadella. Nel 4-2-3-1 in cui gli esterni alti si sono spesso abbassati quando la Salernitana ha spinto di più, la scelta a sorpresa è stata quella del greco Koutsoupias fra D’Alessandro e Compagnon, con compiti però più conservativi dell’assente Iemmello, mentre Martusciello ha scelto Wlodarczyk con Verde e Braaf sui fianchi. E proprio le parti esterne del tridente sono state le più incisive e fastidiose, specie l’oladese Braaf, la cui velocità ha creato qualche affanno a Bonini e Scognamillo, anche se l’unica vera occasione per l’ex veronese è stata quella a sei minuti e mezzo dalla fine, che ha anche fatto salire notevolmente il voto finale di Pigliacelli. Nel complesso, padroni di casa più determinati a cercare di spezzare la monotonia, Catanzaro più guardingo ed incline a non concedere spazi, anche se nell’ultimo quarto di gara qualche sbavatura c’è stata, proprio nella già citata occasione per Braaf, quando la squadra si è allungata concedendo il contropiede. I granata hanno tirato decisamente di più in porta, e l’estremo difensore giallorosso è stato chiamato in causa decisamente di più rispetto al pressochè inoperoso Sepe, ma lo 0-0 alla fine non è esito che induca Martusciello alla blasfemia, malgrado il tentativo di Verde al quinto ed ultimo minuto di recupero. Bisognava muovere la classifica, il Catanzaro c’è riuscito. L’estetica può aspettare, specie se si considera che s’è messo in moto il Frosinone e che i 5 punti del Cosenza sono un inganno.
POTENZA-CROTONE 3-3
Il loop continua inesausto. Potremmo ricopiare almeno una dozzina di analisi post-partita di questa e della scorsa stagione, andrebbero comunque bene: nessuno si getta via come il Crotone, che ha anche un indiscusso primato nella terrificante specialità di gettare alle ortiche i doppi vantaggi. Ieri sera, all’inizio della ripresa, i rossoblu erano avanti 3-1 e si sono fatti acciuffare per l’ennesima volta, ormai non le contiamo più. E che non sia stata una prestazione deludente, insignificante, bolsa non fa che peggiorare il quadro: non vincere una gara come quella di ieri sera finisce per diventare un’aggravante, senza contare che toglie altra fiducia ad un gruppo che sembra averne poca di suo, e che appesantisce il lavoro di Emilio Longo, che si sta trovando di fronte a difficoltà che probabilmente non pensava di affrontare, non di questo tipo almeno. Il Crotone ha la peggiore difesa del girone, 14 gol al passivo come Potenza e Foggia, che il buon rendimento della fase offensiva non riesce a compensare. Ieri sera Guido Gomez ha segnato tre gol in tutti i modi possibili, colpo di testa di bellezza straordinaria, destro dal limite angolato, sinistro dopo una veronica in piena area, ma non è stato sufficiente. Anche perché poi si commettono errori incomprensibili come quello che riporta in partita il Potenza poco prima del quarto d’ora della ripresa: pallone gestito male in ripiegamento difensivo, incomprensione fra tre giocatori e Potenza che ne approfitta per concludere da ottima posizione ed accorciare le distanze. Quello che segue è paura di non farcela, insicurezza, pallone che scotta, incapacità, quando se ne ha l’occasione, ieri sera è capitato a Vitale, di chiudere i conti e rilassarsi, per una volta. Niente. Nessuno riesce a farsi del male come il Crotone, nessuno sa regalare speranze a chi ormai le ha perse come il Crotone. Un problema non dissimile da quello che si è manifestato nella scorsa stagione, che Zauli non riusciva a curare, al quale chissà se Longo riuscirà a trovare un rimedio. Sembra impossibile, ma ogni volta ci si ritrova a parlare degli stessi difetti, degli stessi, inestirpabili problemi. E se al quinto minuto di recupero non ci avesse pensato Sala neanche il punto sarebbe arrivato. In una classifica così corta (in coda, si badi) da non perdonare distrazioni.