Maysoon Majidi resta in carcere: negati ancora i domiciliari

Il Tribunale di Crotone ha respinto nuovamente la richiesta arresti domiciliari con braccialetto elettronico per Maysoon Majidi, l'attivista e regista curda accusata di essere una dei due scafisti dello sbarco di 72 migranti avvenuto nella mattinata del 31 dicembre scorso. La richiesta - negata dal giudice Edoardo D’Ambrosio, ed avallata dalla pm Rosaria Multari, poichè non sono emersi nuovi elementi distintivi rispetto alle due avanzate in precedenza dal legale Giancarlo Liberati - è giunta al termine di un'udienza fiume celebratasi nel pomeriggio di mercoledì, durante la quale sono stati ascoltati tre testi: il tenente Gaetano Barbera, comandante della Sezione operativa navale della Guardia di finanza di Crotone; il viceispettore della Polizia Giacomo Astore; il maresciallo della Guardia di Finanza Arcangelo Lopilato.
Ad accusare Maysoon Majidi di essere la seconda scafista - e più in particolare l'aiutante del capitano dell'imbarcazione, Akturk Ufuk, reo confesso - ci sono le testimonianze di due migranti che sarebbero spariti pochi giorni dopo lo sbarco a Crotone, ma che in realtà - a quanto emerso durante l'udienza - sarebbero in Inghilterra. L'Autorità Italiana non li avrebbe trovati, e si rende necessaria una rogatoria internazionale in quanto non si tratta di un paese dell'Unione Europea. Sempre in aula è stato messo l'accento sul perchè fossero stati ascoltati solo due testimoni tra i migranti: sarebbe una prassi consolidata negli ultimi anni. E poi perchè, trattandosi del 31 dicembre - ed in città vi era l'evento del Capodanno Rai - la Polizia chiese alla Finanza di occuparsi della vicenda poichè le unità erano impegnate per l'ordine legato all'evento.
Sempre dall'audizione dei testimoni, sono altri i particolari emersi che non chiarirebbero al meglio alcuni aspetti della vicenda e, dunque, le accuse mosse a Maysoon Majidi. Dall'analisi tecnica del cellulare dell'attivista non vi sarebbero foto o video che la riprendono mentre aiuta il capitano in coperta, o serve cibo ed acqua agli altri migranti; dalle chat non emergerebbero messaggi significativi sul non pagamento del viaggio, anche se vi sarebbero - a detta della regista - delle richieste di danaro al partito politico di riferimento, al padre ed allo zio, per poter pagare il viaggio.
Maysoon Majidi, al termine dell'audizione dei testi, ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee.
Prima dell'inizio dell'udienza, all'esterno del palazzo di giustizia di Crotone si è svolto nuovamente un sit-in a sostegno dell'attivista, al quale hanno partecipato anche il consigliere regionale Ferdinando Laghi e l'europarlamentare Mimmo Lucano che - qualche ora prima - ha tenuto una conferenza stampa insieme al presidente pitagorico dell'Arci Filippo Sestito per chiedere la scarcerazione di Maysoon Majidi (LEGGI LA NOTIZIA - GUARDA IL VIDEO).