VIDEO | Trent'anni dai fuochi dell'Enichem: Crotone, una città che non si è risollevata

Il 6 settembre del 1993 rappresenta una data - tristemente - "storica" per la città di Crotone: quella notte - la notte dei fuochi - gli operai dell'Enichem diedero fuoco al fosforo sulla strada statale 106, nello spazio antistante alle fabbriche dove avevano lavorato per una vita intera. Erano stati licenziati. La "Milano del Sud" - così era stata ribattezzata Crotone - scese a manifestare tutta la sua rabbia per quei tantissimi posti di lavoro persi che generavano un indotto non trascurabile. L'economia di Crotone si basava sul lavoro delle fabbriche. Accanto agli operai c'erano i famigliari - mogli, figli - anche la Diocesi si schierò al loro fianco: mons. Giuseppe Agostino, all'epoca arcivescovo di Crotone-Santa Severina, scese a manifestare con gli operai.
Il tessuto economico della città era ormai distrutto: in questi trent'anni la politica e le istituzioni hanno cercato nuove vie di sviluppo, o almeno hanno tentato di rilanciare l'economia devastata dalla chiusura delle fabbriche. Crotone ha cercato nuovi sbocchi, primo fra tutti quello turistico, ma in questi sei lustri - oggettivamente - non vi è stata una svolta vera e propria, non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale. Si attende ancora una bonifica delle aree industriali che un tempo hanno ospitato uno dei poli petrolchimici più importanti d'Italia.
Serve una svolta. Senza aspettare - necessariamente - altri trent'anni.