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Coronavirus, salgono a 14 i casi in Calabria: cosa fare e come comportarsi

Coronavirus, salgono a 14 i casi in Calabria: cosa fare e come comportarsi
Coi cinque casi emersi tra ieri e stamattina, sono salite a 14 le persone positive al Coronavirus in Calabria. Stamattina nuovo caso a Reggio Calabria, un anziano con comorbilità che si aggiunge all'addetto alle pulizie di un istituto diagnostico e ad un suo amico, facendo salire a quattro le persone positive nella città dello Stretto. Positive anche due donne, una a Corigliano Rossano, città nella quale sono stati registrati tre casi, e l'altra a Crotone, la cui provincia annovera così il suo primo caso. Ma sono altri i numeri attesi anche nella nostra regione, ed alla fine la stretta all'intero Paese decisa dal governo asseconda l'idea che i presidenti delle regioni meridionali avevano espresso da domenica mattina, dopo l'esodo di massa di circa 20 mila persone.

L'Italia in quarantena

L'Italia è in quarantena. L'uso delle maniere forti e quel "non c'è più tempo" pronunciato ieri sera dal presidente del Consiglio, Conte, fa capire a tutti, brutalmente, che d'ora in poi non verranno più tollerati comportamenti irresponsabili e sciagurati. La decisione di ieri sera non è legata al numero dei positivi o alla percentuale dei morti, ma alla veloce espansione del contagio, e dunque all'urgenza di fermarlo. E non perché chi è stato contagiato abbia meno possibilità di guarire, ma perché chi sta male e finisce in terapia intensiva rischia di non trovare posti-letto, e perfino medici o infermieri. Dunque, come dimostra la strategia adottata dal governo cinese nell'Hubei, l'unica cosa da fare è ridurre il contagio con misure più drastiche di quelle adottate finora.

Evitare ogni spostamento e scongiurare assembramenti

Logico che in questa prima giornata di quarantena nazionale in molti siano disorientati, si chiedano quello che si può o non si può fare. Il decreto è di ieri sera, ed andrà spiegato nei dettagli: senza alcuna pretesa di aver capito tutto, cerchiamo di dare una mano partendo dai punti fermi validi per ciascuno. I principali obiettivi sono quelli di evitare ogni spostamento e scongiurare ogni forma di assembramento, anche all'aperto. È per questo che sono vietate feste, congressi e raduni, che scuole, cinema, teatri, musei, palestre, piscine, sale da ballo, centri ricreativi, pub, sale giochi e scommesse, discoteche sono chiusi, è per questo che non si celebrano i matrimoni ed i funerali si svolgono con la sola benedizione della salma.

Come comportarsi e cosa fare

La prima cosa da chiarire: si può uscire per fare la spesa, i negozi di generi alimentari, le farmacie e le parafarmacie sono le uniche tipologie di esercizio commerciale che non hanno alcuna limitazione al contrario di bar e ristoranti, che al massimo alle 18 devono chiudere e nel periodo di apertura devono garantire il rispetto della distanza di almeno un metro fra i clienti, pena la sospensione dell'attività. Ci si può muovere da casa solo per andare al lavoro, per motivi di salute o per situazioni di necessità. Chi si sposta può autocertificare il motivo per cui lo fa, il modulo è scaricabile sul sito del Ministero dell'Interno, ma chi dichiara il falso rischia grosso, fino all'arresto. Chi ha la febbre ed una temperatura superiore ai 37 gradi e mezzo deve restare a casa. Ma è una raccomandazione. Per chi è in quarantena o è stato trovato positivo, invece, è un obbligo. Abbiamo sempre pensato che, mentre il problema coronavirus deflagrava, la prima esigenza fosse quella di agire collettivamente e responsabilmente: purtroppo non è stato così, e l'incredibile lavoro di medici ed infermieri è stato vanificato da chi ha continuato a fare come meglio gli pareva. Dobbiamo amaramente constatare che per gli italiani il senso di responsabilità non scatta in automatico, il disinteresse purtroppo sì. Siamo sfrenati individualisti, siamo quelli del "tanto non mi vedono", o del "finchè non mi beccano". Siamo quelli dei meme cinici e che si divertono un sacco con le battute sull'amuchina. È così che ci siamo ritrovati a doverci giustificare sul perché siamo usciti di casa. In questo 10 marzo 2020 che, a parte quelle dei compleanni, è una delle sette od otto date che ricorderemo per sempre.

Francesco Sibilla