Crisi al Comune di Catanzaro, Celia: "Ci sono in ballo Agenda urbana e il Piano regolatore". E Abramo continua a svicolare

Neppure le accuse dirette che l'ex consigliere comunale di Catanzaro Fabio Celia muove in diretta nazionale su La7 riescono a smuovere il sindaco Sergio Abramo, che continua a sfuggire al confronto sulla vicenda "Gettonopoli", ma più in generale sulla crisi politica ed amministrativa che paralizza il Comune di Catanzaro. La sua attenzione, evidentemente, è tutta concentrata sull'allestimento della nuova Giunta, badando poco alla circostanza che il Consiglio comunale è praticamente tutto sotto inchiesta. E allora Celia, ospite della trasmissione "Non è l'arena", torna a chiedere pubblicamente le dimissioni del sindaco ("c'è una sua responsabilità politica") e del presidente del Consiglio comunale Marco Polimeni, e attacca Forza Italia, che le dimissioni le ha solo minacciate ma che ora sta tornando a ricucire i rapporti col primo cittadino, evidentemente poco propenso a mettere fine a questa esperienza amministrativa. "Il mancato passo indietro? - dice esplicitamente Celia - Non lo fanno perché ci sono da gestire i soldi di Agenda Urbana e per il Piano regolatore". Riportando così la vicenda alla sua lettura più corretta. Perché se è vero che "Gettonopoli" ha fornito il 'la' per accendere i riflettori su quanto accade al Comune di Catanzaro, è altrettanto vero che la questione in realtà è tutta squisitamente politica e amministrativa, legata alla gestione del potere e delle risorse economiche destinate al territorio. Così, prosegue Celia, altro che dimettersi: "Si apprestano a formare un nuovo Governo del territorio". Il che vuol dire che "i 40 milioni di Agenda urbana che stanno arrivando, saranno gestiti senza le opposizioni".
In tutto questo il sindaco tace, e lo fa dal 13 dicembre scorso (quando esplose il caso Gettonopoli), passando senza profferire parola attraverso dimissioni reali e minacciate, una crisi politica che ha portato all'azzeramento della Giunta, elezioni regionali in cui si è consumata una spaccatura coi suoi fedelissimi, profonda ma evidentemente non insanabile. Gli inviati di La7 lo hanno cercato invano, al Comune ed alla Provincia, ma lui pare stia solo aspettando che il silenzio cali sulla vicenda.
Non parla più neppure il presidente di Commissione Giuseppe Pisano, le cui dichiarazioni in una puntata precedente avevano scatenato il putiferio. Parla, invece, Manuela Costanzo: “Perché dovrei dimettermi - chiede - se due di noi, altrettanto indagati, sono stati eletti in consiglio regionale? Filippo Mancuso e Libero Notarangelo sono stati eletti ed io mi dovrei vergognare?”.