Pasquale Condello, storico boss della 'ndrangheta reggina conosciuto come “il Supremo”, è stato prosciolto dalle accuse contestate nel procedimento Meta bis. Il giudice dell'udienza preliminare di Reggio Calabria, Stefania Rachele, ha dichiarato il non luogo a procedere, riconoscendo l'incapacità irreversibile dell'imputato di partecipare coscientemente al processo.
La decisione riguarda le condizioni di salute di Condello, detenuto al regime del 41 bis nel carcere di Milano Opera, e non costituisce un'assoluzione nel merito delle accuse.
La perizia e la decisione del giudice
Nel corso dell'udienza preliminare, il difensore Giuseppe Alvaro aveva chiesto una perizia psichiatrica per verificare la capacità del proprio assistito di affrontare il procedimento.
L'accertamento disposto dal giudice aveva concluso per l'incapacità processuale dell'imputato. La Procura di Reggio Calabria aveva tuttavia chiesto il rinvio a giudizio, ritenendo insufficienti gli elementi disponibili per dimostrare che tale condizione fosse irreversibile.
Il gup ha accolto invece la posizione della difesa, pronunciando il non luogo a procedere. Le motivazioni saranno depositate entro trenta giorni.
Le accuse nell'inchiesta Meta bis
Il procedimento nasce dagli sviluppi dell'inchiesta Meta, condotta dai carabinieri del ROS nel 2010 per ricostruire gli equilibri della criminalità organizzata reggina.
Secondo l'accusa, Condello avrebbe fatto parte, insieme ad altri esponenti delle cosche, di un organismo criminale con funzioni di coordinamento sulle attività economiche della 'ndrangheta a Reggio Calabria e provincia.
La sua posizione era stata separata da quella degli altri imputati proprio a causa delle condizioni di salute.
Il proscioglimento riguarda esclusivamente il procedimento Meta bis e non cancella le precedenti condanne definitive. Condello resta detenuto al 41 bis nel carcere di Milano Opera




