L'indagine riguarda anche lo scontro tra le cosche Loielo ed Emanuele e l'omicidio di Antonino Zupo, avvenuto nel 2012.
La posizione di Marianna Raimondo, 54 anni, di Gerocarne, torna all'esame del Tribunale del Riesame di Catanzaro. La Corte di Cassazione ha infatti accolto il ricorso dei suoi difensori, annullando con rinvio la precedente decisione limitatamente alle esigenze cautelari. La nuova valutazione sarà affidata a una diversa sezione del tribunale.
Le contestazioni sulle armi
Moglie del defunto Giuseppe Loielo e madre di Rinaldo e Valerio, Raimondo è accusata di aver contribuito alla gestione e alla custodia di armi clandestine e da guerra nell'interesse del gruppo criminale. L'impianto accusatorio si basa anche sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Walter Loielo e su intercettazioni raccolte dagli investigatori.
La faida e l'omicidio di Antonino Zupo
L'operazione “Conflitto”, avviata nell'aprile 2026 dai carabinieri di Vibo Valentia con il coordinamento della Dda di Catanzaro, ha ricostruito le dinamiche dello scontro tra i gruppi Loielo ed Emanuele, attivi tra Gerocarne e le Preserre. Nell'inchiesta rientra anche l'omicidio di Antonino Zupo, ucciso il 22 settembre 2012 in contrada Comunella, episodio ricondotto dagli investigatori al contesto della faida.
La difesa ottiene un nuovo esame
Assistita dagli avvocati Pamela Tassone, Guido Contestabile e Francesca Alati, la donna aveva già subito la conferma della custodia cautelare in carcere da parte del Riesame, dopo il provvedimento emesso dal Gip su richiesta della Dda. Da qui il ricorso in Cassazione, che ha disposto una nuova valutazione.
Resta detenuta in attesa della decisione
L'accoglimento del ricorso non determina la scarcerazione immediata. Raimondo rimane in carcere fino al nuovo pronunciamento del Riesame, chiamato a stabilire se sussistano ancora le condizioni per mantenere la misura cautelare.




