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La potente fragilità delle piante e la forza degli imprenditori del Crotonese

L'ondata di maltempo che meno di due settimane fa ha messo in ginocchio alcune attività produttive di Belvedere Spinello ha mostrato il lato più ammirevole degli imprenditori calabresi. Come nel caso delle due aziende vivaistiche familiari di Francesco e Vincenzo Pettinato

Le piantine annegate nel fango della serra che doveva proteggerle straziano. Perchè sono quanto di più indifeso si possa immaginare. È quello che è accaduto ai germogli appena interrati o in fioritura dei vivai dei fratelli Francesco e Vincenzo Pettinato, che sorgono uno di fianco all’altro in contrada Barretta, sul fianco sud-est di Belvedere Spinello: lì vicino scorre il fiume Neto, e la bomba d’acqua che si è abbattuta nella zona nella notte tra il 20 e il 21 ottobre scorsi, circa 240 millimetri di pioggia, pressapoco la quantità che si scarica a terra in otto mesi, ha fatto crollare una porzione della strada provinciale 30 e messo in ginocchio alcune aziende. Fra le quali i due vivai.

In quello di Francesco Pettinato e del figlio Umberto era quasi giunto il tempo della piena maturazione delle stelle di Natale: si preparavano a consegnarle ai fiorai ed alle associazioni che a fine anno le offrono per iniziative di raccolta fondi, avevano iniziato a metterle in ordine, la sera prima le avevano fotografate. Mesi e mesi di lavoro azzerati in pochi minuti.

C’è rabbia, non rassegnazione nelle parole di padre e figlio. Che sperano in un aiuto esterno, qualunque esso sia e qualunque forma abbia, ma non più di tanto: quattro anni fa, era il 4 dicembre 2022, era capitata la stessa cosa. Si sono rialzati da soli e grazie all’aiuto di alcuni amici, accorsi anche stavolta, perfino con una raccolta fondi organizzata a tempo di record. Lo faranno anche stavolta.

Nel vivaio di Vincenzo Pettinato si lavorava soprattutto in vista della primavera. Erica si è appena laureata in giurisprudenza, è specializzata in criminologia, ma all’azienda di famiglia è sempre stata vicina, anche perché se ha potuto cullare i suoi sogni è stato grazie al lavoro del papà e della mamma, ed a quelle piantine. Alle quali è riconoscente specie ora che hanno bisogno anche del suo aiuto

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