Vai al contenuto
PUBBLICITÀ

Halloween, in Calabria il dolcetto o scherzetto ha una tradizione antica

Halloween, in Calabria il dolcetto o scherzetto ha una tradizione antica

A Serra San Bruno, nel Vibonese, i bambini intagliavano zucche a forma di teschio e chiedevano dolci e monete di casa in casa. Un'usanza legata al culto dei defunti, raccontata anche dall'antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani.

Zucche illuminate, bambini che bussano alle porte e dolci ricevuti in regalo. Sembra il classico Halloween americano, eppure è una tradizione che appartiene da tempo anche alla Calabria. A Serra San Bruno, nel Vibonese, si chiama Coccalu di muortu ed è un antico rito popolare legato alla commemorazione dei defunti, che presenta sorprendenti somiglianze con il moderno «dolcetto o scherzetto».

L'usanza è tornata protagonista proprio alla vigilia di Halloween. Il 30 ottobre 2026, gli alunni della scuola primaria Nazzareno Carchidi hanno attraversato le strade del quartiere Spinetto con una zucca intagliata, riproponendo una tradizione tramandata da generazioni. I bambini hanno pronunciato la caratteristica richiesta dialettale, ricevendo dolciumi dagli abitanti.

«Mi lu pagati lu coccalu?»

Era questa la frase che, secondo la tradizione, i bambini rivolgevano agli adulti: «Me lo pagate il teschio?».

Per prepararsi al rito, svuotavano una zucca, ne intagliavano la superficie per riprodurre un volto simile a un teschio e vi sistemavano all'interno una candela accesa. Poi percorrevano le vie del paese chiedendo piccole offerte, generalmente dolci o monete.

A differenza dell'Halloween contemporaneo, però, il Coccalu di muortu era strettamente legato al periodo di Ognissanti e alla commemorazione dei defunti del 2 novembre. La zucca illuminata richiamava simbolicamente la morte e il ricordo delle persone scomparse.

Non era soltanto un gioco per bambini, ma un'usanza attraverso la quale la comunità tramandava credenze e rituali popolari.

Il racconto di Luigi Maria Lombardi Satriani

A documentare questa tradizione è stato anche Luigi Maria Lombardi Satriani, antropologo calabrese originario di Briatico, che ha dedicato gran parte dei propri studi alla cultura popolare e ai rituali delle comunità meridionali.

Nel libro Il ponte di San Giacomo. L'ideologia della morte nella società contadina del Sud, scritto insieme all'antropologo Mariano Meligrana e pubblicato per la prima volta nel 1982, gli studiosi analizzano il rapporto tra i vivi e i defunti attraverso le credenze, i simboli e le pratiche della tradizione contadina.

Tra le usanze documentate figura proprio il Coccalu di muortu di Serra San Bruno, esempio di come il ricordo dei morti potesse assumere una dimensione collettiva, coinvolgendo anche i più piccoli.

Il titolo del volume richiama un elemento della cultura popolare: il ponte di San Giacomo, immaginato come un passaggio simbolico tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Nella società contadina, questi rituali contribuivano a dare un significato alla perdita e a mantenere un legame con le persone scomparse.

Halloween è davvero così lontano dalle nostre tradizioni?

Le somiglianze sono difficili da ignorare. Anche ad Halloween le zucche vengono svuotate e illuminate, mentre i bambini passano di casa in casa chiedendo dolci.

Questo non significa, tuttavia, che la festa americana abbia avuto origine in Calabria.

Halloween affonda le proprie radici soprattutto nelle tradizioni delle isole britanniche e ha assunto la forma attuale attraverso una lunga evoluzione culturale, in particolare negli Stati Uniti.

Il caso di Serra San Bruno dimostra piuttosto come rituali simili possano essere presenti in territori differenti, accomunati dal rapporto simbolico con la morte e dal ricordo dei defunti.

Quando i morti tornavano simbolicamente nelle case

Il Coccalu di muortu non rappresenta un caso isolato nel patrimonio popolare calabrese.

In diverse comunità della regione, la notte dedicata ai defunti era accompagnata dalla credenza che le anime dei familiari scomparsi potessero fare ritorno nelle proprie abitazioni.

Per questo, secondo alcune usanze locali, si lasciavano sulla tavola acqua, vino o cibo. Gesti simbolici che esprimevano il legame con i propri cari e il desiderio di conservarne la memoria.

Anche la cucina custodisce tracce di queste ricorrenze, attraverso dolci tradizionali come le ossa di morto e i morticeddri, preparati in alcune zone della Calabria nel periodo della commemorazione.

Una tradizione che continua a vivere

Oggi Halloween è diventato anche nei centri calabresi un appuntamento fatto di feste, maschere e decorazioni. A Serra San Bruno, però, la zucca intagliata conserva anche un significato diverso, legato alla storia del paese.

L'iniziativa della scuola Nazzareno Carchidi ha riportato questa usanza tra le nuove generazioni, coinvolgendo bambini, insegnanti e residenti.

Un rito che, oltre alle somiglianze con Halloween, conserva il valore di una testimonianza della cultura popolare calabrese, studiata dagli antropologi e ancora presente nella memoria della comunità

Continua a leggere

«Beethoven – Il canto e la tempesta»Cultura

«Beethoven – Il canto e la tempesta»

Di Gianmaria Gaetano

Un viaggio musicale, alla scoperta di due capolavori del repertorio cameristico: la Sonata op. 24 “La Primavera” e la Sonata op. 47 “A Kreutzer”