Vai al contenuto
PUBBLICITÀ

Gratteri difende le proteste di agricoltori e tir: «Non sono manifestazioni della ’ndrangheta»

Gratteri difende le proteste di agricoltori e tir: «Non sono manifestazioni della ’ndrangheta»

Le proteste di agricoltori e autotrasportatori non possono essere liquidate come manifestazioni organizzate dalla criminalità organizzata. A sostenerlo è Nicola Gratteri, procuratore capo della Repubblica di Napoli, intervenuto a Vibo Valentia durante l’evento conclusivo del Festival del Sud – Valentia in Festa, per presentare il suo ultimo libro, Come radici. Una storia sulle seconde possibilità.

Al Valentianum, intervistato dal giornalista Mimmo Famularo, il magistrato ha difeso il diritto di manifestare e ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà economiche che stanno attraversando il mondo agricolo e il settore dei trasporti, alle prese da settimane con le conseguenze dell’aumento dei costi del carburante.

«Il gasolio agricolo è raddoppiato»

Gratteri ha definito la protesta degli agricoltori democratica e legittima, invitando a guardare oltre i disagi provocati dal rallentamento del traffico. Il prezzo del gasolio agricolo, ha spiegato, è passato da 1,05 euro al litro a gennaio 2026 a una cifra doppia, senza che nel frattempo siano aumentati i ricavi dalla vendita di ortaggi e agrumi.

Una situazione che rischia di mettere in difficoltà le aziende, già esposte alle perdite provocate dagli eventi atmosferici. «Bisogna conoscere il mondo dell’agricoltura, non basta sbuffare per i disagi», è il senso del suo intervento. Per molte famiglie, ha sottolineato, si tratta di un lavoro che si tramanda da generazioni e che ha bisogno di condizioni economiche più serene.

«Non è giusto dire che le proteste sono organizzate dalle mafie»

Il procuratore ha affrontato anche il tema delle possibili infiltrazioni mafiose nei presidi, precisando di non avere elementi per stabilire se vi siano esponenti della ’ndrangheta coinvolti nelle manifestazioni. Ha però contestato le generalizzazioni che finiscono per attribuire alla criminalità l’organizzazione delle proteste.

Gratteri ha spiegato che eventuali presenze criminali devono essere individuate attraverso le indagini delle procure e della polizia giudiziaria, senza confondere il comportamento di singoli soggetti con le ragioni di un’intera mobilitazione.

Per chiarire il concetto, ha richiamato l’esempio di una manifestazione studentesca nella quale si infiltrino gruppi di delinquenti responsabili di devastazioni: la presenza di questi ultimi, ha osservato, non rende criminali tutti gli studenti né trasforma la protesta in un’iniziativa organizzata per compiere reati.

Il magistrato ha quindi ribadito che manifestare pacificamente è un diritto democratico, da tutelare nel rispetto della sicurezza delle persone, delle forze dell’ordine e dei beni pubblici.

L’appello ai cittadini vibonesi

Nel corso dell’incontro, Gratteri ha rivolto un messaggio anche ai cittadini della provincia di Vibo Valentia, invitandoli a non vivere soltanto del ricordo di grandi operazioni giudiziarie come Rinascita-Scott.

Secondo il procuratore, i risultati ottenuti sul fronte giudiziario non bastano se la comunità non continua a opporsi quotidianamente ai condizionamenti della criminalità organizzata. Anche le persone condannate, prima o poi, possono tornare in libertà: per questo, ha sottolineato, è necessario che i cittadini mantengano la stessa determinazione nel difendere la propria autonomia e la vita della comunità.

Il messaggio finale è un invito alla responsabilità collettiva: «Dobbiamo essere una squadra». Per Gratteri, infatti, la lotta alla ’ndrangheta non può essere affidata soltanto ai magistrati e alle forze dell’ordine, ma richiede la partecipazione consapevole dell’intera società.