Le richieste della Procura
Si chiude con richieste di condanna pesanti la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Rho nel processo Glicine, in corso davanti al Tribunale di Crotone. Nel mirino dell’accusa presunti intrecci tra politica, affari e criminalità organizzata, che secondo l’inchiesta avrebbero condizionato decisioni amministrative e appalti in Calabria.
Le pene chieste per Oliverio, Adamo e Sculco
Per l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, l’ex deputato del Pd Nicola Adamo e l’ex consigliere regionale Vincenzo Sculco, considerato dall’accusa una figura centrale del presunto sistema, sono state chieste rispettivamente pene di sei anni, quattro anni e sei mesi e 21 anni di reclusione. Per Flora Sculco, all’epoca consigliera regionale, la richiesta è di cinque anni.
L’inchiesta sui presunti legami tra politica e ’ndrangheta
Coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, l’indagine era emersa nel giugno 2023. Secondo l’ipotesi accusatoria, un presunto comitato politico-affaristico avrebbe esercitato influenza sulle amministrazioni locali e regionali, incidendo su nomine, appalti e orientamento del voto. Gli investigatori avevano inoltre ipotizzato collegamenti con ambienti della ’ndrangheta, in particolare con la cosca Megna.
Le richieste per il filone sui rifiuti e quello mafioso
La requisitoria comprende anche il capitolo relativo alla presunta gestione illecita del ciclo dei rifiuti. Per gli imprenditori Giovanni e Raffaele Vrenna, legati alla società proprietaria della discarica di Columbra e noti anche per il loro ruolo nel Crotone Calcio, il pm ha chiesto quattro anni e sei mesi ciascuno. Richiesti tre anni e sei mesi per l’ex assessora regionale all’Ambiente Antonietta Rizzo e per l’ex direttore generale regionale Domenico Pallaria.
Nel filone relativo alla criminalità organizzata, la richiesta più elevata riguarda Domenico Megna, indicato dall’accusa come vertice della cosca: per lui sono stati chiesti 30 anni di carcere.
Il processo prosegue con le difese
Complessivamente, la Procura ha sollecitato la condanna di 96 dei 100 imputati, con pene che sommano circa 650 anni di reclusione. Ora la parola passerà agli avvocati difensori, chiamati a presentare le proprie arringhe. La sentenza di primo grado è prevista per il 2027.
Le richieste formulate dal pubblico ministero rappresentano le conclusioni dell’accusa e non costituiscono condanne: la responsabilità degli imputati dovrà essere accertata dal Tribunale.
