
Coldiretti Calabria torna a chiedere un giro di vite contro le frodi nel comparto oleario e sostiene la necessità di vietare le miscelazioni tra olio vergine ed extravergine, ritenendo che questa pratica favorisca inganni ai danni dei consumatori e penalizzi le aziende che producono olio di qualità.
Aceto: «Il sequestro dimostra che i trafficanti esistono»
Per il presidente regionale di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, il recente sequestro di oltre 60 tonnellate di olio tunisino nel porto di Palermo, destinate al Reggino, conferma l’esistenza di un fenomeno che va contrastato con maggiore decisione.
«Parlare di trafficanti di olio non è un’esagerazione», afferma Aceto, che ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dall’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e la repressione delle frodi agroalimentari.
Tecnologie più avanzate contro le sofisticazioni
Secondo Coldiretti, il sistema dei controlli deve evolversi facendo ricorso a strumenti scientifici capaci di certificare con precisione l’origine dell’olio. Tra le proposte figurano l’impiego della risonanza magnetica, delle analisi genetiche e della mappatura isotopica, metodologie che, secondo l’organizzazione, dovrebbero poter essere utilizzate anche come prove nei procedimenti giudiziari.
Verso lo stop al blending dell’olio
La posizione di Coldiretti arriva dopo l’annuncio del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha preannunciato una revisione della disciplina sulle miscelazioni.
Per Coldiretti e Unaprol, un olio di categoria inferiore non dovrebbe poter ottenere la classificazione di extravergine semplicemente attraverso la miscelazione con un prodotto di qualità superiore, pratica che rischia di alterare la trasparenza del mercato.
La crisi del comparto olivicolo
L’organizzazione evidenzia inoltre le difficoltà economiche che stanno attraversando gli olivicoltori italiani. A fronte di costi di produzione in crescita, il prezzo dell’olio extravergine ha registrato un forte calo nell’ultimo anno, con pesanti ripercussioni sui redditi delle aziende agricole.
Secondo Coldiretti, il consistente ricorso alle importazioni favorisce inoltre la commercializzazione di olio straniero che, in alcuni casi, viene presentato sul mercato con richiami all’italianità, generando concorrenza sleale.
Più controlli e sostegno alle imprese
Coldiretti e Unaprol accolgono positivamente il rafforzamento dell’attività ispettiva, che ha portato al controllo di oltre cinque milioni di chilogrammi di olio e a sequestri per un valore superiore ai 10 milioni di euro.
Le due organizzazioni chiedono infine interventi economici a sostegno della filiera, maggiori garanzie sulla tracciabilità, controlli più incisivi sulle importazioni e un monitoraggio continuo dei prezzi, con l’obiettivo di tutelare il lavoro dei produttori italiani e garantire maggiore trasparenza ai consumatori.





