
La Calabria continua a crescere, ma a un ritmo inferiore rispetto alle aree più dinamiche del Mezzogiorno. È quanto emerge dal Rapporto conclusivo del Centro Studi della Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania e Calabria, realizzato con la direzione scientifica della SVIMEZ.
Nel 2025 il Pil regionale è previsto in aumento dello 0,8%, mentre la crescita cumulata del periodo 2021-2025 si attesta al 5,2%, ben distante dall’11,3% della Campania. Una differenza che riflette una struttura produttiva meno diversificata e una ripresa più lenta dopo la lunga crisi iniziata nel 2008.
A complicare il quadro contribuisce anche il contesto internazionale. Le stime SVIMEZ indicano che i dazi introdotti dagli Stati Uniti nel 2025 potrebbero costare alla Calabria circa 31 milioni di euro di valore aggiunto e circa 800 posti di lavoro, con effetti concentrati soprattutto sulle produzioni agroalimentari destinate all’export.
Il vero nodo è la demografia
Se gli indicatori economici mostrano segnali di tenuta, sono quelli demografici a destare maggiore preoccupazione. Secondo le proiezioni riportate nel Rapporto, entro il 2050 la Calabria perderà quasi un quinto della popolazione, passando da 1,83 a 1,47 milioni di residenti (-19,6%). Parallelamente continua l’emorragia di giovani qualificati: negli ultimi cinque anni il saldo migratorio dei laureati è stato negativo per oltre 12.600 unità.
Permangono inoltre criticità strutturali nel mercato del lavoro, caratterizzato da una bassa partecipazione, soprattutto femminile, da elevata precarietà e dalla perdita di potere d’acquisto dei salari. A questi fattori si sommano i ritardi infrastrutturali che continuano a penalizzare competitività e accessibilità del territorio.





