
Il rapporto fotografa una Calabria sempre più esposta alla siccità
La Calabria ha chiuso l’ultimo quadrimestre del 2025 con un marcato deficit di precipitazioni e temperature superiori alla media climatica. È quanto emerge dal Rapporto “Il clima in Italia nel 2025” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), arricchito da uno specifico approfondimento realizzato dal Centro Funzionale Multirischi di Arpacal dedicato all’evoluzione della siccità sul territorio regionale.
Se a livello nazionale le precipitazioni sono risultate nel complesso vicine ai valori storici, il Mezzogiorno e le Isole hanno registrato un sensibile calo delle piogge, con la Calabria tra le aree maggiormente interessate.
Piogge ridotte e temperature oltre la norma
L’analisi evidenzia che tra settembre e dicembre 2025 sulla regione è caduto soltanto il 68% della pioggia normalmente attesa nello stesso periodo, con un deficit complessivo del 32%. Parallelamente, la temperatura media è risultata superiore di circa mezzo grado rispetto al riferimento climatico 1991-2020, aggravando gli effetti della scarsità di precipitazioni sulla disponibilità d’acqua e sugli ecosistemi.
Tra i mesi più critici spicca settembre, con appena il 28% delle piogge attese, mentre dicembre si è fermato al 56%. Ottobre ha fatto registrare valori superiori alla media solo grazie a un intenso episodio meteorologico concentrato nel Crotonese, insufficiente però a compensare il deficit accumulato.
Le aree più colpite dalla crisi idrica
Le anomalie pluviometriche hanno interessato l’intero territorio regionale, ma sono risultate particolarmente accentuate nelle zone interne e centro-meridionali. Tra le province maggiormente colpite figurano Vibo Valentia e Reggio Calabria, comprese le Serre vibonesi e l’area dell’Aspromonte, territori strategici per l’approvvigionamento idrico della regione.
Il Rapporto ricorda inoltre che il 2025 è stato il quarto anno più caldo registrato in Italia dal 1961, con una temperatura media nazionale superiore di 1,03 gradi rispetto al periodo climatico 1991-2020.
Arpacal: i dati sono fondamentali per pianificare il futuro
Per il direttore generale di Arpacal, Michelangelo Iannone, il monitoraggio del clima rappresenta uno strumento essenziale per orientare le politiche regionali. L’analisi delle serie storiche e delle anomalie meteorologiche, sottolinea, consente infatti di programmare con maggiore efficacia gli interventi sulla gestione delle risorse idriche, sulla prevenzione del rischio e sulle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.





