La seconda edizione del Merano Wine Festival in Calabria prende il via a Melissa, scelta non casuale perché non si cita spesso, o abbastanza, il terzo comune ricompreso nello specifico territorio della prima Docg calabrese.
Sotto lo sguardo austero della Torre Aragonese, che ha ospitato la masterclass e l’apericena a fine serata, la quattro giorni della prestigiosa rassegna enogastronomica nata nel cuore dell’arco alpino ha celebrato i giganteschi passi in avanti del settore vitivinicolo calabrese ma non si è limitato a sorvolare sul momento delicato del vino italiano: non va tutto bene, madama la marchesa, perché dopo una ventina d’anni di crescita ininterrotta si deve prendere atto di quello che gli ottimisti definiscono un cambiamento, mentre i pessimisti parlano di crisi.
Il 2025 è stato l’anno in cui l’export del vino italiano è diminuito del 3,6%, mentre sono cresciute in maniera significativa le quote dei mercati emergenti. Tuttavia, i nuovi competitori sono solo una parte del problema: il vino deve fronteggiare nuove occasioni di consumo, cocktails, spirits, birre, e per rendersene conto basta guardare i calici in mano ai giovani, che prediligono rituali più immediati.
Si trasformano i linguaggi, dall’e-commerce all’intelligenza artificiale, e quindi occorrono decisioni immediate per non perdere terreno. Naturalmente, la qualità, che è alla base del momento magico della Calabria, resta centrale come osserva “il cacciatore” per eccellenza, Helmut Kocher.
Anche a Melissa giunge l’eco della campagna di ispezioni nel comparto agricolo annunciata ieri dalla ministra del lavoro, Calderone, dopo il vertice con istituzioni e forze dell’ordine. Misura adottata a seguito della mattanza di braccianti pakistani ad Amendolara. Musica poer le orecchie della direttrice generale dell’Arsac, Fulvia Caligiuri, che della battaglia per la legalità nel settore primario ha fatto un punto d’onore del suo impegno da parlamentare.





