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Caso Bergamini, la parte civile: “Nel processo solo fatti certi”

Nuova udienza nel processo per la morte di Denis Bergamini. La famiglia del calciatore respinge le tesi difensive, mentre gli avvocati di Isabella Internò ribadiscono la richiesta di assoluzione

Caso Bergamini, la parte civile: “Nel processo solo fatti certi”

La parte civile: “Basta ipotesi e ricostruzioni fantasiose”

A Catanzaro, nel corso dell’udienza del processo sull’omicidio di Donato “Denis” Bergamini, la parte civile ha ribadito con forza la propria posizione, sostenendo che il procedimento sia fondato su elementi concreti e non su supposizioni.

L’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Bergamini, ha parlato di “fatti certi” contrapponendoli a quelle che ha definito “elucubrazioni e ipotesi”, sottolineando la convinzione della famiglia rispetto alla ricostruzione accusatoria.


“Donata Bergamini bersaglio di accuse e attacchi”

Nel suo intervento, Anselmo ha inoltre evidenziato il clima vissuto dalla famiglia del calciatore nel corso degli anni.

Secondo il legale, i parenti di Denis avrebbero subito “infamie, insulti e accuse” sia mediatiche che giudiziarie. In particolare, l’avvocato ha sostenuto che la vera “caccia alle streghe” avrebbe colpito Donata Bergamini, sorella dell’ex calciatore del Cosenza, presente in aula durante l’udienza.


Contestata la versione sulla telefonata del 1989

La parte civile ha poi affrontato uno dei punti centrali della vicenda, legato alle ore precedenti la morte di Bergamini, avvenuta il 18 novembre 1989.

Secondo la ricostruzione sostenuta dall’accusa, sarebbe stato Denis Bergamini a essere convocato dalla famiglia di Isabella Internò e non viceversa. Una tesi opposta rispetto a quella sostenuta dalla difesa, secondo cui sarebbe stato invece il calciatore a contattare l’ex fidanzata.


La difesa di Internò: “È un caso di suicidio”

I difensori di Isabella Internò, gli avvocati Cataldo Intrieri e Angelo Pugliese, interverranno con le loro arringhe il prossimo 9 luglio.

Al termine dell’udienza, i legali hanno ribadito la linea difensiva sostenuta fin dall’inizio del processo, definendo la morte di Bergamini “un evidente caso di suicidio”.

Secondo la difesa, la Procura di Castrovillari avrebbe perseguito per anni una ricostruzione accusatoria ritenuta errata, mentre la sentenza di primo grado conterrebbe “macroscopici errori in fatto e in diritto”.


Attesa per le arringhe difensive di luglio

Il processo entrerà ora in una fase decisiva con l’intervento della difesa previsto per il 9 luglio prossimo.

L’attenzione, dunque,  resta alta su una delle vicende giudiziarie più discusse della Calabria e del calcio italiano, a oltre trent’anni dalla morte del calciatore del Cosenza.