
Rosa Vespa, la donna che il 21 gennaio 2025 rapì una neonata dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza, è stata condannata dal gup del Tribunale di Cosenza a cinque anni e quattro mesi.
Le reazioni
Alla donna, imputata per sequestro di persona e attualmente ai domiciliari, il gup ha concesso le attenuanti generiche condannandola al pagamento di una provvisionale di 15mila euro alla famiglia della piccola. Nel corso del processo, la donna è stata sottoposta a perizia psichiatrica, disposta dal gup, da cui è emerso che era capace di intendere e di volere.
"Ci riteniamo molto soddisfatti, - ha detto l’avvocata di Vespa, Teresa Gallucci - soprattutto a fronte della richiesta molto alta che non ci aspettavamo, visto tutta una serie di circostanze. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti prevalenti sulle contestate aggravanti e quindi si è determinata in questi termini".
Soddisfazione da parte del legale della famiglia della bambina, Chiara Penna: "Siamo pienamente soddisfatti – ha affermato - perché è una sentenza giusta ed equilibrata. Per i genitori è la fine di un incubo, adesso aspettiamo il procedimento che ancora è in piedi per l'eventuale responsabilità della clinica".
La vicenda
Il 21 gennaio 2025 Vespa si fece accompagnare alla clinica dal marito Moses Omogo – la cui posizione è stata archiviata in quanto ritenuto estraneo alla vicenda – per prendere il presunto figlio. La donna aveva simulato di essere in stato interessante per 9 mesi ingannando marito e familiari. Quando gli investigatori irruppero in casa, trovarono la coppia ed altri familiari a festeggiare l’arrivo del piccolo “Ansel” che era in realtà la bambina rapita che avevano vestito con una tutina azzurra per l’occasione.