A più di due anni dalla vicenda dei manifesti di cordoglio affissi dal Comune di Petilia Policastro per la morte di Rosario Curcio, il Governo ha risposto all’interrogazione presentata nell’agosto 2023 dalla deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari. La replica, datata 10 febbraio 2026, porta la firma della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro.
L’assassino di Lea ed i manifesti
Curcio, condannato all’ergastolo per l’omicidio della testimone di giustizia Lea Garofalo, si era tolto la vita nel carcere di Opera, a Milano, nel luglio 2023. In quei giorni l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Simone Saporito aveva fatto affiggere manifesti pubblici di cordoglio, suscitando polemiche a livello nazionale.
La posizione del Governo
Nella risposta parlamentare, Ferro ha ribadito una posizione netta. Già all’epoca dei fatti, ha ricordato, aveva giudicato l’iniziativa “inaccettabile”, sottolineando come le mafie si alimentino anche di gesti simbolici di questo tipo e definendo l’episodio un “inchino delle istituzioni” alla memoria del detenuto.
Uno dei punti centrali dell’interrogazione riguardava il mancato divieto dei funerali in forma pubblica. La sottosegretaria ha spiegato che la Questura di Crotone non aveva ricevuto alcuna comunicazione ufficiale relativa al decesso né indicazioni sul luogo in cui si sarebbe svolto il rito funebre. Le autorità sarebbero venute a conoscenza dell’evento solo in un secondo momento, attraverso la stampa locale. Anche i Carabinieri, è stato precisato, non erano stati informati del decesso, del trasferimento della salma o della celebrazione delle esequie.
Questa assenza di comunicazioni preventive, ha chiarito Ferro, ha reso impossibile adottare per tempo eventuali provvedimenti legati a esigenze di sicurezza e ordine pubblico, compresa la valutazione di un possibile divieto delle esequie pubbliche.
Le audizioni
Nel corso delle audizioni in Prefettura, convocate dopo il clamore mediatico, il sindaco Saporito aveva spiegato che l’affissione dei manifesti rientrava in una prassi avviata dal 2021, consistente nel pubblicare necrologi per tutti i cittadini defunti. Il primo cittadino aveva escluso qualsiasi intento di vicinanza alla criminalità organizzata. Una consuetudine che, dopo le polemiche, è stata interrotta.
La risposta
Secondo quanto riferito nella risposta governativa, nella ricostruzione fornita dall’amministrazione l’iniziativa non sarebbe stata espressione di sostegno o contiguità nei confronti del detenuto. Il caso, tuttavia, aveva avuto conseguenze politiche: un assessore comunale, presente ai funerali a titolo personale, si era dimesso dopo che il sindaco aveva preso le distanze dalla sua partecipazione in sede prefettizia.
