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Naufragio di Cutro, in aula il racconto choc dei carabinieri

Naufragio di Cutro, in aula il racconto choc dei carabinieri

“C’erano persone rimaste sotto lo scafo. Con il collega ci siamo tuffati per tirarle fuori. Alcune respiravano ancora, ad altre abbiamo praticato il massaggio cardiaco. Chi si è salvato lo deve anche al nostro intervento”. Con queste parole il brigadiere dei carabinieri Gianrocco Tievoli ha rievocato in tribunale i drammatici momenti successivi al naufragio dell’imbarcazione “Summer Love”, avvenuto all’alba del 26 febbraio 2023 sulla spiaggia di Steccato di Cutro.

Il militare, tra i primi ad arrivare sul luogo della tragedia insieme a un collega della pattuglia, ha testimoniato davanti ai giudici del Tribunale di Crotone, dove è in corso il processo sui presunti ritardi nei soccorsi. Il naufragio provocò decine di vittime: 94 secondo l’impianto accusatorio, tra cui 35 minori, oltre a un numero imprecisato di dispersi.

Tievoli ha raccontato di aver trovato persone che annaspavano tra le onde e altre incastrate sotto l’imbarcazione spezzata dalla violenza dell’impatto. “Non so dire a che ora esatta sia avvenuto lo schianto – ha spiegato – ma quando siamo arrivati la scena era già devastante”.

Prima di lui ha deposto il brigadiere Lorenzo Nicoletta, in servizio quella notte alla centrale operativa. Ha ricordato la telefonata ricevuta alle 4.08 dal Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Vibo Valentia, che segnalava l’impossibilità di individuare un’imbarcazione indicata da Frontex la sera precedente e il rientro di una motovedetta a causa delle condizioni meteo. Quasi in contemporanea, una chiamata brevissima da un numero turco: poche parole confuse, ma sufficienti a far pensare a una richiesta di aiuto da parte di migranti.

Nicoletta ha riferito di aver contattato la Capitaneria di porto di Crotone, ma via terra – ha detto – non risultavano mezzi disponibili, mentre in mare operava la Guardia di finanza.

Sul banco degli imputati sei militari, quattro finanzieri e due appartenenti alla Guardia costiera, accusati a vario titolo di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. L’udienza è proseguita con la testimonianza del maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, che ha coordinato le indagini e ha iniziato a ricostruire il sistema delle competenze nei soccorsi marittimi. Il suo esame continuerà nelle prossime sedute.