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Dieci anni senza Elio Riga, pioniere dell’emittenza calabrese

Dieci anni senza Elio Riga, pioniere dell’emittenza calabrese
Il 23 dicembre di dieci anni fa moriva Elio Riga, fondatore della nostra emittente. Era il 2015, un anno letteralmente tragico per le sorti di Video Calabria che poco più di dieci mesi prima era stata colpita dall’improvvisa ed immatura scomparsa del figlio Gianfranco. Un visionario, capace di straordinarie intuizioni Elio Riga: insieme ai fratelli aveva iniziato nel commercio di abbigliamento, ed a metà degli anni ’70, nel cuore di Crotone, ha creato uno dei primissimi grandi centri dell’Italia meridionale nell’appena costruito palazzo Euromoda, dove avrebbe poi trovato sede Radio Video Calabria 99, dapprima radio (il numero era quello della banda della modulazione di frequenza radiofonica), dal 1978 anche televisione.

La nascita di Video Calabria

La svolta nel 1982, dopo il connubio con la neonata Italia Uno fondata da Edilio Rusconi e poi rilevata dalla Fininvest di Silvio Berlusconi: probabilmente l’intuizione più felice grazie perché tra Riga ed il tycoon milanese, non ancora prestato alla politica, l’intesa fu istantanea. Stesso amore per la vita, stesse passioni, identico approccio al lavoro ed ai problemi, da affrontare con una robusta dose di ironia. Video Calabria era una e bina: un canale per i programmi di Italia Uno, l’altro per il proprio territorio.

La 'calabresità'

Quella della calabresità fiera e ostentata è sempre stata una delle impronte che lo hanno caratterizzato, il biglietto da visita esibito a chiunque. Per la Calabria e per Crotone, la sua città, si è battuto sempre allo stremo, col cuore del padre di famiglia più che col cervello del manager. Non ha vissuto la fase della crescita più impetuosa della sua creatura, quella del più alto livello di gestione e di ascolti coinciso con l’avvento del figlio e del genero, Salvatore Gaetano: una malattia inesorabile lo ha indebolito, incurvato, lui così impettito nell’andatura, immancabilmente elegante. Percorreva il lungo corridoio al quarto piano, i tacchi ne scandivano il passo sempre svelto. Le patologie degenerative sono così, via prima l’energia, poi le voglie, poi anche la memoria. Incuteva timore, s’atteggiava a burbero, celebri certe sfuriate in riunioni con lui seduto a capo del lungo tavolo, vicino alla porta, shampoo leggendari per tutti: ma era una posa. S’inteneriva, e con quelli a cui s’affezionava era capace di slanci non comuni di generosità.

Capo ultrà ante litteram

Tifava Milan, ma la verità è che si scioglieva per il Crotone: negli anni ’70 è stato un capo ultrà ante-litteram durante le trasferte dei tifosi, che spesso finanziava. La prima auto del serpentone era la sua, ed il viaggio iniziava esibendo il bandierone. Sono trascorsi dieci anni da quando se n’è andato, volati in un battito. Chissà se il mondo, in senso stretto e lato, oggi gli sarebbe andato a genio. Di sicuro, ad adeguarsi avrebbe faticato. Ecco, fatica era una parola che gli piaceva, che spesso usava: jat’a fatigare, era uno dei suoi intercalare quando il brodo s’allungava a dismisura.