La Cgil Calabria scende in piazza a Crotone contro la manovra

Cinquemila persone - questo il dato fornito dagli organizzatori per il corteo organizzato a Crotone dalla Cgil Calabria nell'ambito dello sciopero nazionale indetto dal sindacato nazionale contro la Legge di Bilancio del governo Meloni.
I temi al centro dello sciopero
Fermare l’innalzamento dell’età pensionabile; no al riarmo ed investire su sanità e istruzione; contrastare la precarietà; vere politiche industriali e del terziario; una riforma fiscale equa e progressiva. Sono questi i temi principali dello sciopero, al quale - inevitabilmente - la Cgil Calabria ha aggiunto tutte le criticità regionali - dalla sanità al lavoro.
Il corteo
Il corteo è partito dal piazzale dello stadio "Ezio Scida" con 17 pullman provenienti da tutte e cinque le province calabresi, il fiume di persone si è riversato per le vie del centro per poi arrivare nella centralissima piazza Pitagora, dove si è tenuto il comizio. Presenti - tra i vari dirigenti del sindacato - il segretario dell'Area Vasta Enzo Scalese, il segretario della Cgil Calabria Gianfranco Trotta, ed il segretario generale della Filtem Cgil Marco Falcinelli.
Falcinelli: «Legge di Bilancio ingiusta»
«Pensiamo che sia una legge ingiusta che aumenta le diseguaglianze nel paese, peggiora le condizioni delle persone che lavorano, che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, non mette in campo giuste politiche dal punto di vista del fisco, della sanità, della scuola, non mette in campo politiche che possano in qualche modo rilanciare l'industria nel nostro paese. Siamo qui a Crotone, che è uno dei casi-scuola della deindustrializzazione che c'è nel Paese, quindi siamo qui per invertire questa tendenza e per dire al governo che noi non siamo d'accordo su quello che stanno facendo e che metteremo in campo tutte le azioni possibili per contrastarli».
Trotta: «Siamo rimasti inascoltati»
«Contro la finanziaria avevamo già manifestato il 25 ottobre a Roma con 200.000 persone. Siamo rimasti inascoltati, è uno sciopero. E vorrei dire che se lo sciopero viene considerato politico perché parla di salari, parla di pensioni, parla di sanità, parla dei migliori condizioni di lavoro, è uno sciopero politico. Noi facciamo politica, politica dei salari, politica dei contratti, politica di un lavoro sicuro, politica di un lavoro certo anche in Calabria».
Scalese: «Dare risposte alla Calabria»
«Adesso è arrivato il momento di dare risposte non solo ai cittadini calabresi, ma a tutta la Calabria perché poi l'ultimo dato di stamattina dell'Istat ci dice che puntualmente stiamo perdendo posti di lavoro. Non lo diciamo noi perché quando diciamo che c'è bisogno di un lavoro sicuro, un lavoro stabile, un lavoro ben remunerato, quindi sono le condizioni su cui dobbiamo far crescere. Non si fa sviluppo se non c'è una politica che guarda con attenzione ai territori. Quindi diciamo pure al Presidente Occhiuto che bisogna adesso intervenire in maniera radicale su quei temi che purtroppo oggi registriamo, la sanità che purtroppo non riesce a garantire ai cittadini il diritto di curarsi, le opportunità di lavoro che non ci sono, quindi bisogna creare tutte queste situazioni e noi siamo in piazza per dire questo».