L'EDITORIALE | Ci mancava solo Concita...

Che la Calabria abbia, come dire, qualche problemuccio è noto. Due sere fa, a “Cartabianca”, su Retequattro, si parlava del Ponte sullo Stretto, ovvero del no della Corte dei Conti che ha scatenato la furiosa reazione della presidente del Consiglio, Meloni. Dopo un servizio realizzato intervistando i cittadini sulle sponde calabrese e siciliana, al rientro in studio Bianca Berlinguer ha chiesto cosa ne pensasse a Concita De Gregorio, e la risposta è stata quella che avete potuto ascoltare (min. 01:30_20).
Riassumiamo: per capire come arrivare a Crotone, dove il 25 novembre prossimo sarà protagonista, insieme alla cantautrice Erica Mou di uno spettacolo dal titolo “In mezzo a un milione di rane e farfalle”, la De Gregorio ha detto che per organizzare il viaggio ha radunato in una chat sei persone, senza peraltro specificare se il brainstorming avesse, o meno, avuto successo. Ovviamente, ci auguriamo di sì, il cielo non voglia che i crotonesi si lascino sfuggire questo “quaderno degli oggetti smarriti, un racconto poetico e potente di tutto ciò che abbiamo perduto o dimenticato”, parole dell’autrice.
Ecco, a proposito di ciò che si perde o si dimentica: a Crotone c’è un aeroporto e, certo, è piccolo, è aperto a malapena, ed ogni volta che si ridiscute la questione degli oneri di servizio si trema. I voli sono pochi, Roma per tutta la settimana, Milano per sei giorni su sette, Bologna per quattro giorni alla settimana, e per due perfino Torino e Venezia. E chissà che panico nella chat della De Gregorio se sapessero che c’è perfino un volo per Dusseldorf, due volte alla settimana anche quello.
Ma la questione qui è un’altra. I nostri guai li conosciamo fin troppo bene, non abbiamo bisogno che vengano a spiegarceli, e aggiungiamo pure che la De Gregorio non ha torto quando parla della difficoltà negli spostamenti interni. Quel che non può passare è che si affronti così superficialmente, con toni che sfiorano la derisione, una questione che avrebbe bisogno di analisi più serie.
La De Gregorio è una giornalista esperta, il Tirreno, dal ’98 a Repubblica, ha diretto L’Unità, lavorato in radio e televisione. Ci aveva sorpreso quando, tre anni fa, su Repubblica, all’indomani del discorso programmatico alla Camera per l’insediamento del governo, aveva definito la Meloni una fuoriclasse: avercene, a sinistra, di presenze di questo calibro, le sue parole. Due anni fa, ad agosto, dopo che alcuni influencer avevano distrutto una statua ottocentesca per farsi un selfie, sempre su Repubblica, ha ritenuto opportuno accostare il loro comportamento a quello delle persone disabili. Scrivendo: “in un tempo non così remoto sarebbero stati alle differenziali, seguiti da un’insegnante di sostegno che diceva loro: vieni, tesoro, sillabiamo insieme, pulisciti però prima la bocca”. Parole raccapriccianti alle quali, dopo l’inorridita reazione soprattutto di chi ha a che fare con la disabilità, aveva fatto seguire scuse anche peggiori, un mix di luoghi comuni (“i cerebrolesi sono persone meravigliose”) e vittimismo.
Per carità, dire che arrivare da Crotone a Bari è come raggiungere Boston al confronto fa sorridere. E poi, noi calabresi siamo gente paziente e disincantata. Quando, alla fine del pensoso consiglio di gruppo, la De Gregorio giungerà a Crotone per il suo spettacolo, sperabilmente atterrando all’aeroporto Sant’Anna, oppure scendendo dal dorso di truppe cammellate, andremo in teatro a vederla ed ascoltarla. E perfino applaudirla. Ma solo se avremo gradito.