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Gimbe, 200mila calabresi costretti a rinunciare alle cure nel 2024

Gimbe, 200mila calabresi costretti a rinunciare alle cure nel 2024
È un dato allarmante per la nostra regione quello che emerge dall’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe sulla sanità pubblica in Italia: quasi duecentomila cittadini calabresi, solo nel 2024, dichiarano di esser stati costretti a rinunciare alle cure.

Criticità che persistono

Il quadro che emerge dal report evidenzia ritardi e criticità persistenti in Calabria, nonostante l’aumento dei fondi. Nell'anno preso in esame la Regione ha ricevuto 2.182 euro pro-capite dal Fondo sanitario nazionale, una cifra leggermente superiore alla media italiana. Tuttavia, ciò non sarebbe bastato a garantire ai cittadini l’accesso alle cure: secondo il rapporto il 10% dei calabresi - equivalente a circa 180 mila persone - dichiara di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. E nella maggioranza dei casi, le cause sarebbero legate ai lunghissimi tempi d’attesa, o alla carenza di strutture sul territorio.

Carenza di personale

Anche sul fronte del personale sanitario la regione registra carenze significative. Nell'annualità 2023, secondo i dati Gimbe, si contavano 10,2 operatori ogni 1.000 abitanti, contro una media italiana di 11,9. I medici erano 1,84 per 1.000 abitanti, mentre gli infermieri solo 4, rispetto a una media nazionale di 4,7. Il rapporto analizza anche un altro dato, ovvero l’aspettativa di vita alla nascita: in Calabria si ferma a 82,3 anni, contro una media nazionale di 83,4.

Ritardi sulle infrastrutture sanitarie

Il quadro non migliora, purtroppo, sul fronte delle infrastrutture sanitarie. Nonostante la Calabria abbia ricevuto finanziamenti per 20 Ospedali di Comunità nell’ambito del PNRR, oggi nessuna struttura risulta attiva. E risultano lenti anche i progressi sulle Case della Comunità: secondo i dati Agenas (aggiornati a giugno 2025), su 63 strutture programmate, solo 2 avrebbero attivato tutti i servizi obbligatori, ma senza la presenza di medici e infermieri. L’unico dato positivo riguarderebbe le Centrali operative territoriali, che risultano pienamente funzionanti e certificate.

La salute, un diritto da difendere

Dal report Gimbe emerge dunque con chiarezza come il sistema sanitario regionale calabrese continui a fare i conti con gravi ritardi, carenze di personale e servizi non ancora attivi, nonostante i fondi disponibili. E ciò rischia di lasciare indietro migliaia di cittadini, costretti a rinunciare a un diritto fondamentale: quello alla salute.