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Crotone, studenti del liceo Pitagora in piazza per Gaza

Crotone, studenti del liceo Pitagora in piazza per Gaza
"Ogni bomba su Gaza esplode anche sulla nostra umanità". Con queste parole, scritte su uno dei cartelloni esposti in piazza Umberto I, le studentesse e gli studenti del liceo classico Pitagora di Crotone hanno voluto lanciare un messaggio chiaro e potente: non possiamo restare indifferenti alle sofferenze del popolo palestinese. I ragazzi e i docenti del Pitagora hanno aderito alla grande mobilitazione nazionale indetta lunedì 22 settembre 2025 da USB e altri sindacati di base per chiedere la tutela dei diritti umani e la fine delle violenze. Abbiamo raccolto alcune delle voci presenti.

Manifestare, un diritto e un dovere

«È importante manifestare, per la Palestina soprattutto, perché noi siamo giovani e noi siamo il futuro. Noi possiamo dare un contributo all'umanità», afferma Cassandra Greco, studentessa. La giovane non indugia nel parlare del genocidio in corso a Gaza. Non ha paura di pronunciare questa parola: una parola che ha destato forti polemiche nel dibattito pubblico, ma altro non è che una presa di coscienza; un atto di doverosa affermazione e denuncia, nei confronti di una brutale verità. Una parola forse temuta proprio perché mette tutti con le spalle al muro, perché costringe l'Occidente a interrogarsi e a fare i conti con le proprie ipocrisie e responsabilità. La studentessa rivolge poi un pensiero particolare alle vittime più giovani delle violenze in atto: «questi bambini non hanno neanche un piccolo supporto, si trovano fra le macerie. Noi abbiamo il diritto, il dovere di alzare la voce, di farci sentire e di tutelare quello che è il diritto alla vita», afferma con fermezza. «Noi chiediamo di cessare il fuoco immediatamente. Chiediamo di riconoscere la Palestina come stato. Chiediamo che vengano aperte le strade per gli aiuti umanitari».

Non si può restare indifferenti

Sull'importanza del manifestare in difesa dei diritti umani ha le idee chiarissime anche Simone Bubba, rappresentante dell'istituto d'istruzione superiore crotonese. «Non si può restare indifferenti. Non lo si può fare perché quello è un orrore. Tutti i giorni lo ascoltiamo e leggiamo, e mi vengono i brividi», afferma. Lo studente trova però conforto nel constatare la grande adesione dei suoi compagni di scuola all'iniziativa. Un conforto che scaturisce dalla consapevolezza che quel che sente riguarda lui quanto loro, che si tratta di un sentimento collettivo, condiviso. L'espressione di una comunità che sceglie di non voltarsi dall'altra parte. «Il liceo classico oggi è per la maggior parte presente qui in piazza. Non siamo a casa, non siamo al bar a divertirci: siamo qui, davanti al liceo classico, a protestare per uno schifo del genere» dichiara a gran voce, senza nascondere una punta di orgoglio. «Questo mi dà grande speranza».

Una responsabilità condivisa

L'iniziativa ha rappresentato un importante momento di riflessione e confronto, un'occasione per sensibilizzare la cittadinanza su quanto sta accadendo in Medio Oriente. E ribadire un concetto semplice ma urgente: la pace non è solo un'idea, ma una responsabilità che si manifesta nelle scelte di ogni giorno. Una condizione che non è imperitura, ma va costantemente esercitata e difesa. «I bambini di Gaza sono importanti quanto i bambini di Israele. Oggi noi condanniamo quella parte di Israele che si rifà alle ideologie del sionismo» dichiara lo studente Francesco Iona. Un'affermazione che chiarisce, con parole semplici, la differenza tra la condanna di un'ideologia suprematista e l'accusa di antisemitismo che spesso pretestuosamente ne consegue. Un antidoto esiste, e risiede nella forza della compassione e della collettività. Come è espresso nelle parole di un altro studente, Antonio Lumare: «Noi qui oggi siamo tutti riuniti per mostrare solidarietà nei confronti di questi poveri innocenti. Tutti uniti. Perché la fratellanza è il principio cardine che deve albergare e risiedere nel cuore di ogni essere umano. Ed è l'unica vera risoluzione che si può adottare, aldilà delle bandiere politiche».