Insediato Antonio Parillo, nuovo comandante provinciale dell’Arma

È un ufficiale abituato alla prima linea, dal curriculum notevole. Proviene dal Comando generale, dove guidava la sezione addetta alla documentazione operativa in materia di crimine organizzato e terrorismo. Già capo del Nucleo investigativo di Napoli. Già al Ros di Catania. Già al Ros di Reggio Calabria. Ha indagato su Camorra, Cosa nostra, ‘Ndrangheta. E, per completare il quadro, all’inizio della sua carriera ha lavorato anche nelle zone permeate dalla Sacra corona unita, a Bari.
Il saluto a Toti
Antonio Parillo è il nuovo comandante provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia. Raccoglie il testimone dal pari grado Luca Toti, a cui ha rivolto un sincero attestato di stima per il lavoro compiuto e per l’imprinting assicurato all’Arma territoriale durante il suo comando: «A lui la mia gratitudine non solo per le parole che ha speso nei miei riguarda – ha detto Parillo – ma soprattutto per i risultati che sono stati conseguiti sotto la sua guida in questi anni, che rappresentano una solida base per iniziare il mio cammino».
La conferenza stampa
Campano, studi alla Scuola militare della Nunziatella, poi all’Accademia militare di Modena e, quindi, alla Scuola ufficiali carabinieri, una laurea in giurisprudenza e una di secondo livello in Scienza della Sicurezza interna, stamani il comandante Parillo ha incontrato la stampa, affiancato dal tenente colonnello Simone Puglisi e dal capitano Manuel Grasso, nuovo comandante della Compagnia carabinieri di Vibo Valentia, che peraltro è stato già in Calabria, alla guida del Norm di Taurianova.
Parola d’ordine: fiducia
L’alto ufficiale si è detto «entusiasta» di essere stato destinato a Vibo Valentia. Ha espresso grande fiducia nella «parte sana e onesta della cittadinanza» dalla quale ha auspicato una proficua collaborazione con l’Arma dei carabinieri. Le sue esperienze pregresse gli offrono una conoscenza avanzata dei fenomeni criminali anche del territorio, ma - ha aggiunto - «sto ancora studiando». Già a suo agio con il prefetto Anna Aurora Colosimo e con il questore Rodolfo Ruperti, ha espresso la consapevolezza che «esistono poteri forti che, magari nati puliti e legittimi, hanno deciso di sporcarsi», ciò in un contesto in cui «la massoneria deviata corrisponde all’esigenza della ‘ndrangheta di infiltrarsi nella società civile».
I risultati in Calabria
Affermazioni frutto di una conoscenza empirica. D’altronde, a Reggio Calabria, fu tra i principali investigatori della storica operazione Mammasantissima, che ha riattualizzato l’evoluzione storica di una ‘ndrangheta che dagli anni ’70 ai giorni nostri ha saputo evolversi da realtà a vocazione agropastorale a holding criminale ramificata in tutto il mondo. Ebbe, peraltro, anche un ruolo decisivo nello stanare e catturare, dopo quasi vent’anni alla macchia, Domenico Condello, alias “Micu ‘u Pacciu”, l’ultimo grande latitante della Seconda guerra di mafia, condannato per l’omicidio di uno dei più potenti capimafia della storia, Paolo De Stefano. «Ricordo bene il giorno della cattura di Condello – ha rammentato Parillo – era il 10 ottobre 2012, fu una tappa importante per l’Arma di Reggio. Lo ricordo solo per questo, perché dobbiamo stare attenti a non creare idoli, perché gl’idoli vengono abbattuti e perché quel che facciamo, lo facciamo solo per l’Arma e, quindi, per il Paese e i cittadini».