Infanzia rubata: nessuno è innocente

Gandhi disse che la vera misura di una società si trova nel modo in cui tratta le persone più vulnerabili. Una verità che c’inchioda impietosamente, specie ora che la tecnologia non consente ad alcuno di poter affermare di non sapere, di essere all’oscuro. Un giorno Valerio Giacoia ha deciso che non ne poteva più: ha lasciato la sua comoda scrivania alla Mondadori, diventata una gabbia, e ha deciso che il mestiere di giornalista lo avrebbe fatto da freelance giramondo, la bussola costantemente puntata a sud, dove il dolore e la fatica di vivere sono condanna e regola.
Domenica sera, a Crotone, presso il Museo di Pitagora, su invito delle Crocerossine d’Italia e del Consorzio Jobel, e stimolato dalla collega Rossana Caccavo, ha raccontato quello che ha visto, o meglio, che ha scelto di vedere laddove l’Umanità sfuma, evapora, degrada. Anzi, nemmeno è più Umanità.
Mai più. Ce ne siamo riempiti la bocca, da tre anni a questa parte abbiamo scoperto che non vale per tutti. Anzi, lo abbiamo deciso: l’Occidente culla dei diritti umani e civili ha deciso che i palestinesi sono sacrificabili, sull’altare del suprematismo e del colonialismo, ed anche per il senso di colpa per l’Olocausto. Ma il genocidio dei palestinesi dopo quasi 60 anni di massacri, occupazioni, espropriazioni, violazioni del diritto internazionale diventerà il cimitero della civiltà occidentale. Un suicidio consapevole, al quale, secondo Giacoia, partecipiamo distrattamente ogni giorno.