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Isola Capo Rizzuto porge l'ultimo saluto a Filippo Verterame

Isola Capo Rizzuto porge l'ultimo saluto a Filippo Verterame
Un appello alla responsabilità, alla scelta del bene, al rifiuto della violenza. È il messaggio arrivato da don Francesco Gentile, parroco del Duomo di Isola Capo Rizzuto, ai funerali di Filippo Verterame, il 22enne ucciso con una coltellata alla gola nel corso di una rissa scoppiata sulla spiaggia di Le Cannella. Le esequie si sono svolte nel pomeriggio in una chiesa gremita, non grande abbastanza per contenere tutti quelli che sono accorsi per dare l'ultimo saluto a questo giovane sfortunato.

La donazione degli organi

Un giovane che aveva espresso a sua madre Angela l'apprezzamento e l'ammirazione per chi decideva di donare gli organi dopo la morte – ha proseguito il parroco – Ed è da qui che è scaturita la decisione della sua famiglia di fare altrettanto, permettendo una vita migliore alle sette persone che hanno ricevuto gli organi di Filippo.

"Basta a violenza e rassegnazione"

"Tragedie come questa – ha aggiunto don Francesco Gentile - rappresentano l'apice di un modo di ragionare di vivere dal quale ciascuno di noi è chiamato a prendere le distanze. Ci tocca decidere da che parte vogliamo stare. Questa tragedia non può lasciarci indifferenti o semplicemente commossi. Dobbiamo dire basta: con ogni forma di violenza e anche con la rassegnazione, che può diventare una scusa per lasciare che tutto resti com'è. E allora, per onorare davvero la memoria di Filippo, rigettate ogni genere di violenza, isolate i violenti. Non li dovete ammirare, non sono modelli da seguire. Se vogliamo lasciare una traccia, un futuro di pace, di speranza, dobbiamo essere noi adulti ad indicare che c'è una strada fatta di dialogo, di legalità, di fraternità. E mostrarlo con le scelte che facciamo"

In carcere i 5 arrestati

Il gip del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, ha disposto la custodia cautelare in carcere a carico delle cinque persone arrestate dai carabinieri perché coinvolte nella rissa. Il gip, che ha motivato la sua decisione con il pericolo di reiterazione del reato ed il rischio di inquinamento delle prove, sottolinea nell’ordinanza la “violenta personalità” degli indagati e la loro “incapacità di porre freno agli impulsi criminali".