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«Basta vivere in una topaia»: la battaglia di una famiglia per la casa popolare

«Basta vivere in una topaia»: la battaglia di una famiglia per la casa popolare
«Io non so quanti alloggi popolari abbiano assegnato dal 2010 a oggi e non so se gli assegnatari vivessero in condizioni peggiori della mia. Ho, però, delle certezze. Combatto da quindici anni con gli enti preposti per avere una casa dignitosa e so, altresì, che mia moglie, che soffre di una seria patologia, ed i miei figli, in queste condizioni non possono più vivere».

Topi e liquami dalle fogne

Lo chiameremo Antonio («Non voglio nascondermi – dice – voglio semplicemente proteggere i miei bambini da un’ingiusta vergogna e se potessi tutelarli da questo mostrerei volentieri la mia faccia»). La sua è una casa di quarantacinque metri quadri nel centro storico di Vibo Valentia, in un palazzo costruito alla fine dell’800 che adesso cade letteralmente a pezzi. «È un bilocale che sta sotto il manto stradale, consumato da muffa e umidità – racconta Antonio –. Doveva essere una sistemazione provvisoria, lasciataci da mia madre prima che morisse, anni fa. È divenuta, purtroppo, definitiva. Combattiamo con i topi che risalgono dalle fogne, le quali più volte sono state danneggiate dal maltempo invadendoci casa di liquami. I topi, poi, li sentiamo correre sopra le nostre teste, ai piani superiori che rischiano di crollarci addosso».

La denuncia agli enti

È una situazione che ha più volte denunciato all’Aterp e all’amministrazione comunale, ma anche ai vigili del fuoco, ma nulla, finora, si è mosso. «Tre mesi fa – aggiunge – sono stato dal sindaco il quale ha preso il telefono e ha chiamato qualcuno, davanti a me. “Dobbiamo aiutare questa famiglia”, disse a chi stava dall’altra parte, ma nulla si è mosso. L’unica risposta che ci è stata offerta era irricevibile. Era disponibile una casa popolare di quarantasette metri quadri a Porto Salvo. In pratica, ci saremmo dovuti trasferire in un buco grande tanto quanto quello in cui viviamo adesso, ma ancora più isolati, col rischio di doverci restare per sempre».

Una vita difficile

Vorrebbe poter lavorare, con una paga dignitosa sufficiente a mantenere la sua famiglia, ma non è semplice. «Anzi, per me è di fatto impossibile, perché assisto mia moglie per l’intera giornata. A causa della patologia della quale soffre, non può restare sola neppure per un attimo. In pratica viviamo grazie alla sua pensione d’invalidità e ai sussidi. È già difficile, per chiunque, andare avanti con uno stipendio all’altezza e pagare casa, utenze, tasse, fare spesa, immaginate quanto è difficile per chi è costretto a sopravvivere nelle nostre condizioni o in condizioni analoghe».

Una casa pericolosa certificata dall'Asp

Antonio non vuol piangersi addosso, ma intende affrontare la situazione con coraggio e dignità. «Lasciamo stare me e mia moglie, ma se penso ai miei figli il sangue mi ribolle nelle vene. Dormono in una minuscola stanza priva di fonti d’aria. Per ventilare dobbiamo spalancare la porta di casa e quel che entra è l’umidità del fondo stradale. Ma come si fa? Come si fa?». La loro casa è insalubre e pericolosa, lo attesta anche un documento dell’Azienda sanitaria, che Antonio ha esibito, «inutilmente», agli enti preposti.

Quale futuro?

C’è rabbia nelle sue parole. «Gli alloggi popolari ci sono. Mi chiedo cosa si sia fatto finora per contrastare le occupazioni abusive e mi chiedo anche come sia stato possibile che in tutti questi anni di inutile attesa io che ero primo nella graduatoria per le assegnazioni sia addirittura sceso al ventesimo posto. Non ho elementi per dire che vi siano delle irregolarità a riguardo, ma invito le autorità a controllare. Tutti ci avevano promesso che le cose sarebbero cambiate, ma qui, purtroppo, nulla cambia».