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Amministratori nel mirino: l’attentato al sindaco simbolo dell’emigrazione di ritorno

Amministratori nel mirino: l’attentato al sindaco simbolo dell’emigrazione di ritorno
L’attentato nottetempo. «Erano più o meno le due», racconta il sindaco, «sono stato svegliato da un amico che aveva chiuso il suo locale. L’auto bruciava e ormai non si poteva far nulla». Decisamente non se l’aspettava Alfredo Barillari, primo cittadino di Serra San Bruno dal settembre del 2020, quando conquistò il Municipio alla testa di una giovanissima lista civica. «Quando si verificano episodi del genere ovviamente ti fai mille domande, cerchi un perché, ma non trovi una risposta».

L'intimidazione

Nella notte tra il 4 e il 5 marzo, Barillari è stato vittima dell’ultimo attentato consumato in Calabria ai danni di un amministratore pubblico. Quarant’anni, apprezzato, legalitario, perbene, ha immediatamente ricevuto la solidarietà del prefetto di Vibo Valentia Anna Aurora Colosimo e dei vertici delle forze dell’ordine, unitamente a quella dei suoi concittadini.

Emigrazione

Dopo la grave intimidazione, nella sua Serra si è tenuto un consiglio comunale aperto, al quale ha preso parte una nutrita rappresentanza della comunità, oltre i colleghi del territorio in fascia tricolore. L’episodio colpisce non solo l’istituzione che Barillari rappresenta, ma anche un simbolo che capovolge i paradigmi di una regione dalla quale i giovani fuggono e nella quale i comuni si spopolano. Laurea in Politiche e istituzioni dell’Europa conseguita a Napoli, un dottorato di Ricerca in Storia delle Donne e delle Identità di genere, ha insegnato diversi anni a Varsavia, in Polonia, dove la sua compagna di sua vita.

Il ritorno in Calabria

Nonostante l’esperienza all’estero, affrontata grazie ad una eccezionale padronanza della lingua inglese, e la distanza, ha continuato ad impegnarsi in politica per la sua città, rientrando in Calabria per diventare sindaco. «È stato un richiamo fortissimo», spiega, «e l’ho ascoltato». Insomma, una storia, bella e positiva, di emigrazione e ritorno. D’altronde, Serra è profondamente cambiata da quando l’aveva lasciata.

Il contesto e la rinascita

La città di San Bruno e della Certosa, dei boschi lussureggianti, del fungo e del turismo religioso, è stata per lungo tempo teatro di sanguinose guerre di mafia che hanno scatenato terrore e sconquassato gli equilibri mafiosi tra il Tirreno e lo Ionio. L’ultima, di fatto, ha decapitato la ‘ndrangheta locale e le successive grandi operazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia l’hanno annientata. A Serra, di fatto, negli ultimi anni si sono registrati solo episodi attribuibili alla microdelinquenza. Grazie all’effervescenza di una nuova classe dirigente, alla valorizzazione degli eventi e ad un approccio che mira a valorizzare il turismo attraverso la destagionalizzazione e la cura delle risorse paesaggistiche e culturali, la città è progressivamente rinata.

L'attentato: quale chiave di lettura?

L’attentato, dunque, segna un’attesa recrudescenza del fenomeno mafioso o, invece, è opera di una sorta di nuovi maranza locali già, peraltro, monitorati da carabinieri e poliziotti? O vi sono altre chiavi di lettura? Lo accerteranno le indagini. Ciò che è certo, oggi, è che Alfredo Barillari non è solo. «Confido che in tempi brevi le forze dell’ordine daranno delle risposte chiare ed efficaci», aggiunge il sindaco, «mi conforta la loro vicinanza, ma mi conforta ancor di più la vicinanza della comunità, che non vuole più vivere in un clima ormai lontano e superato».