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Brunori Sas, l'eroe è tornato dalla sua piccola Fiamma

Brunori Sas, l'eroe è tornato dalla sua piccola Fiamma
Sfinito e felice. Quindici giorni dopo, Dario Brunori è tornato all’Università della Calabria. Carico di gloria, il terzo posto a Sanremo come Rino Gaetano nel 1978 e Sergio Cammariere nel 2003, e soddisfatto perché la missione dichiarata era di allargare la sua platea e beh, ora lo conoscono tutti. “E sono contento perché, dopo mesi di dieta l’Italia mi ha conosciuto magro, dopo anni di panza”, la prima battuta appena siede nel foyer del Teatro Auditorium, di fianco alla sua ombra, Ester Apa, ed all’amico Fabio Vincenzi. È stanco, si vede, Sanremo, più che logorare, divora. Ma è andata bene: a livello personale, ed anche perché lui e Lucio Corsi, primo disco, in pochi lo sanno, con Picicca, etichetta sua e della sua compagna e band mate, Simona, hanno dimostrato che su quel palco i cantautori devono starci, anche perché hanno un mucchio di cose da dire. Perché davanti ad una stufa, durante gli inverni silani, le sinapsi vanno più veloci di una Ferrari sul rettilineo di Monza. Su illazioni e dietrologie seguite al suo eccessivamente veloce passaggio a ‘Domenica in’, Dario è sbrigativo. Le vendite sono importanti, l’affetto del pubblico pure di più. Dario lo ha avvertito: al Festival, sui social, in giro per Sanremo. Ma qui ci sono quelli come lui (“popolo di Brunoriani”, scherza fingendo megalomania, di fronte alle tribune piene), una ragazza col cappuccio della felpa calato in testa, gli occhi azzurri e un sorriso che fa luce, un ragazzo venuto apposta da Lamezia Terme per consegnargli una lettera piena di sogni (“vorrei fare il musicista, prima scrivevo ma in modo acerbo, ascoltarlo ha cambiato tutto”). Ma quello che più conta è essere un eroe per la sua Fiammetta, e ringraziarla per la serie di spettacoli per i quali non sono previste repliche, quelli della sua crescita, a cui assiste ogni ora di ogni giorno.