Brunori al Festival di Sanremo al momento giusto

Perseverare è discografico. Ma per Dario Brunori, a cinque anni dall’ospitata con i Zen Circus nella serata delle cover, è il momento giusto per tornare al Festival di Sanremo. Mai più, aveva detto appena uscito dal frullatore ma con un disco in uscita, nel rispetto della sua proverbiale bisestilità, e la tournèe probabilmente più importante della sua carriera, date in tutta Italia punteggiate, agli estremi, da due concerti evento, quello romano al Circo Massimo il 18 giugno, l’altro all’Arena di Verona il 3 ottobre (“per riempirli useremo figuranti o cartonati”, scherza), la proposta della Universal era allettante e Riccardo Sinigaglia, amico e sodale, lo ha consigliato di cogliere al volo l’occasione.
L'incontro all'Unical
Con le valigie già pronte, Brunori ha accettato l’invito di un altro amico, Fabio Vincenzi, responsabile del sistema teatrale dell’Università della Calabria, per una chiacchierata coi giornalisti nel foyer dell’auditorium dell’ateneo. Conversatore brillante, persona amabile ed in possesso di livelli record di ironia ed autoironia, Dario ha trasformato l’incontro in un divertentissimo show.
"L’albero delle noci" in gara a Sanremo
"L’albero delle noci", titolo del brano sanremese e dell’album in uscita, 10 le tracce, è stato registrato come i precedenti cinque in Calabria: sarà la canzone della vita della figlia Fiammetta, le starà incollata come "Avrai" a Giovanni Baglioni, o "Sara non piangere" a Sara Daniele. Dario racconta di averla composta a San Fili la notte di Pasqua, e di avere usato in sala di registrazione la prima traccia, quella del cellulare: origini, rigenerazione, parole che ama e del resto, pur rispettoso della modernità dei suoni del 2025, il disco è poco corretto, filtrato, rimaneggiato.
La cover: "L'anno che verrà"
Una scelta precisa, e che si rifletterà anche nella serata delle cover: “L’anno che verrà” è stato riarrangiato da Mirko Onofrio, che sarà il direttore d’orchestra per quella sera, mentre nelle altre tre in cui si esibirà toccherà a Stefano Amato. Niente effetti speciali (“è un rischio, ma ci piace così”, spiega), e cantando una lettera e con tanti amici attorno il pensiero correrà anche a Paolo Benvegnù, scomparso proprio alla vigilia dello scorso Capodanno.
Elogi dall'Accademia della Crusca
Schivo sui complimenti dell’Accademia della Crusca, che ha invece bastonato Elodie, Fedez, Modà, Gabbani, fiero di essere il primo a portare in riviera la scirubbetta (“sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele”), Dario rivela che mamma Mariastella, ormai per tutti Mammarella sas, sarà all’Ariston solo la prima sera. Ed a chi, sfidando temerariamente la scaramanzia, gli chiede che accoglienza s’aspetti al rientro risponde: portato in processione su un carro come la Madonna del Pilerio. Sì: dal punto di vista del morale, a cinque giorni dal debutto è decisamente pronto.
All’UniCal stanno preparando una claque ristretta al bistrot, ed i maxi-schermi fuori, a Joggi chissà, meglio non chiedere. Ed al rientro, fa sapere Fabio Vincenzi, si tirano le somme, presentazione dell’album e firmacopie. Stavolta autentico, dice, non come quello di una settimana fa sui social. Ma era appena uscita la copertina. E, come detto all’inizio, perseverare è discografico.