CALCIO | Serie C: il Crotone cede il passo al Sorrento

Nella stagione scorsa, ad un certo punto, commentare le gare del Crotone era diventato un esercizio di stile. Ma da gennaio in poi, causa un’altalena di rendimento in cui si è passati dall’illusione di riacciuffare la Juve Stabia al timore di giocare i playout. Adesso, però, siamo a fine settembre, alla sesta giornata, all’inizio di tutto. Il dilemma è: l’inizio di cosa?
Quarta sconfitta nelle ultime cinque partite
Il Sorrento sbanca lo ‘Scida’ nel turno infrasettimanale - quarta sconfitta nelle ultime cinque partite, la seconda in casa - ci riesce malgrado lo svantaggio quasi immediato. Gol di Oviszach dopo appena 2’, e qui s’innesta il più diabolico dei tanti deja-vu, ovvero le rimonte subite, ben sei, alcune delle quali al limite dell’inverosimile, che erano state il mefitico marchio di fabbrica della gestione Zauli-Baldini.
L’inferno è ripetizione diceva un filosofo francese, Gustave Thibon, ed il Crotone persevera in modo diabolico, bloccato in una eco temporale che per motivi misteriosi lo costringe a reiterare le stesse azioni, gli stessi errori. Viene in mente il finale di ‘Shining’, ovvero, il labirinto del quale Jack Nicholson non riesce a guadagnare l’uscita.
Dopo Cava de' Tirreni, Longo le sta provando tutte
Arduo riuscire ad individuare spiegazioni tecniche, ma anche tentare di scavare nell’inconscio non garantisce l’approdo a soluzioni. Emilio Longo per quel sentiero si è incamminato: dopo la debacle di Picerno di domenica sera ha accusato la squadra di essere poco umile, di correre poco, che non è esattamente una roba leggera. Longo è quello che ha il polso della situazione: dopo Cava de' Tirreni le sta provando tutte, avvicendando gli interpreti, ricorrendo ai giovani per sopperire ai deficit energetici, insistendo sull’aspetto motivazionale.
Il turnover che non convince
Ieri sera è ricorso al turnover più per provare a rimescolare le carte che per reali necessità fisiche, ha cambiato il portiere e mezza difesa, ha schierato una squadra offensiva. Ma sembra tutto inutile, fragilità atletica, debolezza psicologica, sgrammaticature tattiche, tutto si ripropone in un loop infernale e senza senso in cui l’avversario ha un ruolo secondario, deve solo limitarsi ad avere pazienza, aprire la bisaccia e riempirla al momento opportuno, che tanto arriva.
Gli interrogativi
Chi lasciava ieri sera lo ‘Scida’ aveva la mente satura di cattivi pensieri: chi credeva di aver visto tutto nella scorsa stagione ora s’interroga, chi pensava che gli ultimi quattro, disgraziatissimi campionati fossero stati una pena sproporzionata adesso inizia a considerare che il peggio può non essere arrivato. Non è solo una sensazione, sono numeri: nella stagione 23-24 il Crotone ha subìto, playoff compreso, 13 sconfitte. Qui siamo a 4 in 6 giornate, cioè ad una proiezione di una ventina di sconfitte nell’arco dell’intera stagione.
Fischi a fine gara
I fischi a fine gara, oltre che di delusione, sono di inquietudine, di rabbia, di incertezza. Ora anche la trasferta di Potenza, specie dopo che i lucani sono stati schiaffeggiati in casa dal Trapani, e poi quella di Avellino, altra piazza agitata, altro mistero glorioso, fanno paura. Il concetto stesso di scontro diretto, adesso, prende un’altra forma, ha un altro significato. Ed anche questo fa parte del loop infernale nel quale il Crotone è imprigionato.