Sos Humanity: «Faremo appello, abbiamo rispettato le leggi»

Per l'ultimo salvataggio effettuato nel canale di Sicilia, le autorità italiane hanno sottoposto a fermo amministrativo per 20 giorni la nave Humanity1. Alla ong viene contestato, su segnalazione della Libia, di essere intervenuta in acque libiche e di aver operato senza seguire il coordinamento del centro soccorsi competente. Una ricostruzione sulla quale l'Ong non è affatto d'accordo, tanto da avere fornito registrazioni e video alle autorità. Ha denunciato, invece, l'operato della cosiddetta Guardia costiera libica, che avrebbe messo a rischio l'incolumità dell'equipaggio (oltre che dei migranti) arrivando a sparare in acqua.
“Eravamo in acque internazionali, e del salvataggio avevamo informato sia le autorità italiane che il centro di coordinamento libico. La Guardia costiera libica ci ha detto di allontanarci, ma noi gli abbiamo risposto che eravamo lì da prima, e come prevedono gli accordi internazionali avevamo già iniziato a salvare le persone; loro si sono intromessi ma era chiaro che noi stavamo operando secondo le leggi. Il loro è stato un intervento illegale e spericolato, che ha messo a rischio delle vite”.
“Alcuni noi sono stati sentiti dalle forze dell'ordine italiane, per diverse situazioni. Noi abbiamo raccontato un “security incident” verso le autorità italiane e tedesche, quindi c'è un'inchiesta per cui alcuni di noi sono stati sentiti come testimoni. Mentre Guardia di finanza e polizia sono stati a bordo per sentirci e abbiamo consegnato loro tutte le prove e le registrazioni dell'intervento di salvataggio. Presenteremo appello contro il provvedimento di fermo, perchè siamo assolutamente sicuri di avere dimostrato che eravamo lì per primi e abbiamo fatto tutto correttamente. Abbiamo le registrazioni di tutto. Gli accordi internazionali dicono che hai il dovere di intervenire se c'è una barca in pericolo sulla tua rotta. Noi abbiamo chiamato il centro di coordinamento libico e li abbiamo pregati di dire alla loro nave di fermare un'azione così pericolosa. Siamo stati in contatto con le autorità tutto il tempo”...
Ma allora, perché le autorità italiane credono alla Libia anziché a voi?
“Io non so a chi credono, ma so che ci sono molti interessi in questa situazione. Negli ultimi anni sono state chiuse tutte le possibilità di arrivare in Europa legalmente, così le persone sono costrette ad arrivare per vie illegali. È chiaro quello che si sta facendo: si finanzia la Libia, e la cosiddetta Guardia costiera Libica, gli si danno le navi. Per procedere con i respingimenti pagano qualcuno per fare un lavoro che secondo le leggi internazionali sui diritti umani è illegale.
Noi cerchiamo di aiutare queste persone ad affermare il proprio diritto a partire.
Nessuno dovrebbe annegare nel Mediterraneo