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Grafologia, arma contro le malattie senili

Grafologia, arma contro le malattie senili
Promuovere e diffondere la grafologia in ambito sanitario, specie nella medicina geriatrica, per prevenire, diagnosticare con anticipo o meglio affrontare a livello terapeutico e riabilitativo le patologie senili, con le quali il nostro Paese è destinato a fare i conti, in tutti i sensi. È l’appello col quale Carmensita Furlano, grafopatologa e docente di grafologia pastorale presso la Pontificia facoltà teologica San Bonaventura, ha chiuso il suo intervento in occasione del congresso nazionale della Società italiana di geriatria e gerontologia che si è svolto nelle scorse settimane a Firenze. È stato Andrea Ungar, presidente della Sigg, ordinario di geriatria presso l’Università di Firenze e direttore del dipartimento di geriatria e terapia intensiva geriatrica dell’azienda ospedaliera Careggi del capoluogo toscano, a volere fortemente la partecipazione della professionista cosentina, la cui relazione ha catturato l’attenzione di cattedratici e medici: in sostanza, la Furlano ha spiegato che, studiando la neurofisiologia del movimento scrittorio, dalla capacità di mantenimento del gesto entro i confini del rigo all’appesantimento, o meno del movimento, dalla direzione irregolare ai segni di smarrimento nello spazio, la grafologia è in grado di svelare le prime tracce di deterioramento cognitivo o mnemonico, e di individuare le avvisaglie di affaticamento neuromuscolare, e dunque dell’invecchiamento cerebrale. La Furlano ha presentato i risultati di una ricerca comparata portata a termine presso il centro neurologico di Cosenza durante la quale ha analizzato in cieco, dunque senza conoscere patologie ed eventuali trattamenti, cinque persone anziane, quattro delle quali effettivamente alle prese con problemi neurologici ed una senza particolari problemi o deficit, alle quali è stata fatta scrivere una frase, sempre la stessa: ebbene, alla fine tra cartelle cliniche ed esame grafologico è stata riscontrata una perfetta aderenza, cioè, la scrittura delle quattro persone malate presentava tutti i segni clinici, dall’incompletezza della memoria all’instabilità dei ricordi, delle patologie dalle quali essere erano affette. Viceversa, nell’unico anziano, per così dire, sano la scrittura denotava un’efficace memoria a lungo termine, una normale capacità di effettuare collegamenti logici, di conservare i dettagli e rievocarli con facilità. La Furlano ha chiesto ad una platea composta dai migliori geriatri e gerontologi italiani, anche alla luce delle possibilità dischiuse dalla legge Lorenzin del 2018, di valutare la possibilità di creare centri di grafologia territoriale come strumento di medicina preventiva, alla luce anche dell’inarrestabile invecchiamento della popolazione, aggravato dalla decrescita della natalità, che suggerisce di usare le analisi grafologiche anche sui giovani, per cogliere i primi segnali di invecchiamento del sistema neurologico.