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Sanità: Calabria promossa per i bilanci, bocciata per i Lea

Sanità: Calabria promossa per i bilanci, bocciata per i Lea
La sanità italiana, declinata a livello regionale, è in forte sofferenza: quindici Regioni hanno i conti in rosso nel 2022 e sette, di cui cinque al Sud, non raggiungono la sufficienza rispetto all'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le cure e le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale garantisce ai cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket. Un quadro complesso a fronte del quale le stesse Regioni chiedono un maggiore finanziamento del Fondo sanitario nazionale nella prossima manovra di Bilancio. La Calabria si trova in una situazione ibrida: secondo una elaborazione della Corte dei Conti relativa al 2022, la Calabria ed altre cinque regioni registrano bilanci ancora in attivo, ma 15 Regioni hanno i conti in rosso. Rispetto ai Lea, invece, la nostra regione viene classificata come inadempiente. Tra le Regioni con i conti in rosso figurano anche tutte quelle 'bocciate' sui Lea, ad eccezione di Campania e Calabria. Una apparente anomalia che ha però una spiegazione: "La Calabria - ha dichiarato all'ANSA Amerigo Cicchetti, direttore dell'Alta scuola di economia e management dei Sistemi sanitari (Altems) dell'Università Cattolica - ha beneficiato di alcuni provvedimenti integrativi, come il decreto omonimo, che hanno aiutato i conti. In generale, però, la sanità pubblica italiana "va verso il baratro" a causa del crollo del rapporto tra spesa sanitaria e pil, che quest'anno si ridurrà dal 6,7% al 6,6%, scenderà al 6,2% nel 2024 e nel 2025, e poi ancora al 6,1% nel 2026. E se nel 2023 la spesa sanitaria è aumentata, rispetto al 2022, del 2,8% in termini assoluti di 3.631 milioni di euro, nel 2024 è scesa a 132.946 milioni di euro (-1,3%), per poi risalire nel 2025 a 136.701 milioni (+2,8%) e a 138.972 milioni (+1,7%) nel 2026. Questo il risultato di un'analisi indipendente della Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Nadef) 2023 condotta dalla Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria. "A parole, sottolinea il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, la Nadef 2023 afferma l'intenzione di stanziare risorse per il rilancio del personale sanitario nel prossimo triennio ma i numeri non lasciano intravedere affatto i fondi necessari, ma viceversa documentano segnali di definanziamento della sanità pubblica ancor più evidenti di quelli del Def 2023, le cui stime previsionali sulla spesa sanitaria sono state riviste al ribasso".