Notte della Ricerca: un ponte verso il futuro

Chi ieri si fosse trovato sul ponte dell’Università della Calabria intitolato a Pietro Bucci avrebbe, a buona ragione, potuto pensare che l’Italia è anche un paese per giovani. Migliaia e migliaia di ospiti, soprattutto studenti delle scuole superiori e secondarie di primo grado, cioè le medie, bambini delle elementari e perfino, per la prima volta, i piccoli degli asili hanno sciamato fra i gazebo allestiti dai dipartimenti per assistere alle attività dimostrative ed educative, ed a questi vanno aggiunte le oltre cento visite prenotate presso i laboratori dell’accademia. Anche quest’anno la notte della ricerca è stato un successo straordinario: ormai è un progetto che coinvolge tutti gli stati d’Europa, che la finanzia da una decina di anni, ma l’UniCal ci ha creduto da prima, sin dal 2014, ed oggi è la logica capofila di uno degli otto progetti italiani finanziati dalla Commissione europea per creare occasioni di incontro tra Università e studenti, e più in generale coi cittadini, per alimentare la curiosità e la diffusione della cultura scientifica.
Il progetto di cui l’UniCal è leader mette insieme le altre due università calabresi, la Magna Grecia di Catanzaro e la Mediterranea di Reggio Calabria, l’Università della Basilicata, e poi il Cnr e la Regione Calabria. SuperScienceMe, research is your resource è il nome del progetto-evento che, di solito, si conclude con un evento di spettacolo, nella fattispecie il concerto che Max Gazzè ha tenuto insieme all’Orchestra della Calabria e del quale vi parliamo in altra parte del giornale. Due le iniziative in cui la Notte della Ricerca è stata suddivisa: Missione Ricerca, il tour di visite guidate nei laboratori degli atenei coinvolti che era prenotabile online, e Researchers at school, ovvero il vero e proprio incontro diretto tra ricercatori e studenti per illustrare le cinque missioni dell’Unione europea sulle quali la manifestazione è incentrata, vale a dire salute e qualità della vita, oceani e mari puliti, sos clima, città verdi e smart, suolo e cibo sani. Vastissimo programma, se si tiene conto dell’emergenza climatica che non può non dipendere da un modello di sviluppo che si è rivelato scellerato e che è anche la principale causa dell’inquinamento globale. Tuttavia, migliaia di ricercatori in tutto il mondo lavorano per provare a limitare gli effetti più catastrofici delle attività umane e per fare in modo che la salute non ne risenta, o che venga preservata, o sempre meglio curata quando è sotto minaccia. Ai ricercatori sono affidate molte, quasi tutte le speranze di cavarsela della nostra specie. Il pensiero che fra i bambini arrivati ieri a Rende possa esserci un costruttore di futuro è, al tempo stesso, consolatorio ed esaltante.