Operazione "Maestrale-Carthago": svolta nell'omicidio di Maria Chindamo, uccisa e data in pasto ai maiali (VIDEO)

Maria Chindamo sarebbe stata uccisa, il suo corpo dato in pasto ai maiali e i resti ossei triturati con la fresa di un trattore. É ciò che emerge dall'inchiesta “Maestrale-Carthago”, che questa mattina ha portato all'esecuzione di ordinanza cautelare nei confronti di 84 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, scambio elettorale politico mafioso,
violazione della normativa sulle armi, traffico di stupefacenti, corruzione, estorsione, ricettazione, turbata libertà di incanti, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e altri reati, tutti aggravati dal “metodo mafioso”. L'operazione, effettuata nella provincia di Vibo Valentia e sul territorio nazionale da parte dei carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia con il supporto del Reparto Crimini Violenti del ROS e di oltre 600 uomini della Legione Calabria e dei comandi territorialmente competenti, dei Carabinieri “Cacciatori” di Calabria, del Nucleo Cinofili e dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, è la prosecuzione della prima parte eseguita lo scorso 10 maggio.
L'indagine della Dda di Catanzaro ha consentito di far luce sull'omicidio di Maria Chindamo, l'imprenditrice agricola scomparsa a Limbadi il 6 maggio 2016. Ad uno dei soggetti indagati viene contestata, oltre ai reati di associazione mafiosa riconducibile alla cosca Mancuso, reati in materia di armi e stupefacenti, diverse estorsioni per l’accaparramento di fondi agricoli, la partecipazione all'omicidio di Maria Chindamo, avvenuto a seguito del suicidio di Vincenzo Puntoriero (avvenuto l'anno precedente, in data 8 maggio 2015) e per punire la donna per la recente relazione sentimentale dalla stessa istaurata, venuta alla luce con la prima uscita pubblica della coppia appena due giorni prima dell'omicidio, oltre che per l’interesse all’accaparramento del terreno su cui insiste l’azienda agricola divenuta nel frattempo di proprietà esclusiva della Chindamo e dei figli minori. In particolare, l’indagato già tratto in arresto nel mese di maggio per il reato di associazione di stampo mafioso, è stato attinto dall’ordinanza eseguita in data odierna per avere dato un contributo causale significativo alla consumazione del fatto omicidiario, attraverso la
manomissione del sistema di videosorveglianza della propria abitazione di campagna limitrofa al luogo del delitto, di fatto agevolando gli autori materiali del sequestro e dell’omicidio della donna, nonché per avere distrutto il cadavere della donna.
Le indagini, in particolare, hanno consentito di ricostruire le dinamiche, i collegamenti e gli interessi imprenditoriali delle consorterie mafiose nella provincia vibonese, particolarmente
attive nel settore estorsioni, attraverso intimidazioni e danneggiamenti ai danni di aziende edili, imprese ed esercizi commerciali operanti nel settore turistico - alberghiero della “Costa dei Dei” e dei trasporti marittimi per le isole Eolie. Le investigazioni hanno messo in evidenzia le cointeressenze, gli accordi corruttivi e i forti legami della criminalità organizzata con esponenti del mondo politico e della pubblica amministrazione, evidenziando, tra l’altro, il completo asservimento dell’ASP di Vibo Valentia alle consorterie mafiose di Mileto, Limbadi e Vibo Valentia, grazie anche a
funzionari e dirigenti medici compiacenti, per ipotesi corruttive e scambio elettorale politico mafioso (alcuni medici dell’ASP, alcuni dei quali non più in servizio, sono stati colpiti dal provvedimento) e forti infiltrazioni della Criminalità organizzata nel comune di Zungri e di Briatico per favorire persone compiacenti nell’assegnazione di posti messi a concorso. Sono state inoltre ricostruite le condotte di alcuni avvocati, ritenute integranti ipotesi di reato per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche nel settore dell’accoglienza dei migranti e per concorso esterno in associazione mafiosa con numerose strutture mafiose della provincia. Nel provvedimento viene contestato a 4 indagati l’omicidio di Corigliano Angelo Antonio, commesso a Mileto il 19 agosto 2013, il cui movente è riconducibile ad una rappresaglia per vendicare l’omicidio di Mesiano Giuseppe, elemento di spicco della locale di Mileto perpetrato nello stesso centro il 17 luglio 2013. Nel corso dell’attività i militari operanti, oltre ad avere individuato un bunker in Briatico, utilizzato quale nascondiglio per sottrarsi alle operazioni di ricerca e cattura condotte dalle forze di polizia. hanno anche rinvenuto e sequestrato 1 FUCILE AK-47 KALASHNIKOV, 1 REVOLVER, oltre 350 munizioni di vario calibro e la somma di 86500 euro in contanti.