CALCIO | Serie B: Catanzaro, un inizio da sogno

Nel calcio, quando si parte a razzo ed arrivano le soste i tifosi sono combattuti: c’è chi gradisce, per avere la possibilità di gustare il piacere distillandone ogni momento, e chi smadonna convinto che quando il ferro è caldo si deve continuare a batterlo. Quale sarà l’orientamento prevalente dei tifosi del Catanzaro? Probabilmente avrebbero voluto affrontare subito il Parma nella sfida che alla quinta giornata metterà di fronte le due capoclassifica e che invece si giocherà alla ripresa del torneo, quasi certamente come ultimo atto del prossimo turno (anticipi e posticipi non sono ancora stati definiti, ma diamo per scontato che alla gara del Ceravolo verà riservata una particolare attenzione anche a livello televisivo). Tre vittorie e un pareggio, per giunta ottenuti superando brillantemente due ostacoli molto alti come Cremonese e Spezia, 9 gol fatti e 4 subìti, e soprattutto schemi collaudati ed interpreti che si sono adattati immediatamente alla nuova categoria. Cambiare poco, lasciare intatta l’intelaiatura della scorsa stagione si sta rivelando una scelta saggia, dato che la squadra gioca ormai a memoria, e spinge anche a rivedere alcuni frettolosi giudizi sul livello medio di un torneo in cui i giallorossi hanno frantumato numerosi record, quello dei punti complessivi, la media a partita, il numero di vittorie. Non era mediocre il girone, era troppo più forte il Catanzaro. In questo straordinario inizio di stagione si stagliano le figure di Vincenzo Vivarini e di Jari Vandeputte. Il tecnico abruzzese, a 57 anni, sembra aver messo a punto la ricetta ideale per dare alla sua squadra equilibrio, idee e convinzione, senza trascutare livelli estetici non comuni per il nostro calcio. Il belga ne è l’estensione in campo, rende pratica la teoria unendovi la straordinaria capacità di leggere il gioco, di decidere quando è il momento di accelerare, e poi è sempre più determinante in fase realizzativa, sia dettando l’ultimo passaggio (a Lecco altri due assist) che scegliendo i tempi d’inserimento. Alla settima stagione in Italia, ed a 27 anni, le petit diable sembra aver raggiunto la maturità piena e questa potrebbe essere la stagione della sua definitiva consacrazione, il che non può non rendere gongolante il presidente Noto, che ad un certo punto avrà sì il problema di affrontare l’argomento rinnovo del contratto ma anche la possibilità di ragionare in prospettiva e di fare buon peso di eventuali appetiti altrui. Dicevamo, all’inizio, dei tifosi: a Catanzaro il peso specifico del cosiddetto ambiente è sempre stato più importante che altrove, e talvolta questo ha anche rappresentato un limite, specie nei frangenti in cui più alta si è fatta la pressione. Il ritorno in B dopo 17 anni è però arrivato su basi più solide di quelle su cui poteva contare la squadra che aveva in Piero Braglia e Giorgio Corona i suoi leader, ed anche la tifoseria ne è consapevole. Piedi per terra è la parola d’ordine, ma fingere quiete dissimulando l’entusiasmo di questi giorni è complicato. Eppure gestire l’euforia dell’ambiente, comprensibile e giustificata, e continuare a lavorare senza farsene condizionare si può e si deve. Anzi, forse il segreto può essere proprio quello di separare i due aspetti lasciandoli correre in parallelo.