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VIDEO | Calabria, culla della storia: studiosi e... chef raccontano le origini della civiltà occidentale

VIDEO | Calabria, culla della storia: studiosi e... chef raccontano le origini della civiltà occidentale
Xenofobi e razzisti di varie specie non sono da invidiare, il loro compito è improbo. Sostenere che esista una razza italiana in un Paese che si è nutrito ed imbevuto della cultura e delle tradizioni di numerosissimi popoli è non solo inutile, ma anche ridicolo. Lo sa bene la Calabria, che per la sua posizione centrale nell’area mediterranea è stata, nei secoli, crocevia per i passaggi di arcadi, enotri, achei, romani, bizantini, normanni, e dunque sa che viaggiare, incontrare, contaminarsi è l’eterno destino degli uomini. A Cirò Marina, si è svolta un’iniziativa interdisciplinare che ha visto insieme archeologi, antropologi, storici, studiosi di linguistica, ciascuno dei quali ha percorso un pezzo del viaggio alla scoperta delle origini della cultura occidentale, ed è significativo che a mettere insieme professionisti e studiosi sia stata l’associazione Cuochi Pitagorici, tant’è che l’incontro si è svolto presso il ristorante Max dello chef Salvatore Murano: l’enogastronomia, l’amore per la buona tavola, l’alta qualità delle produzioni agricole è anch’essa frutto di sovrapposizioni fra popoli e culture. L’iniziativa era orientata a stimolare il cosiddetto turismo delle radici, che è quello di chi ha lasciato la sua terra dopo esservi nato ma anche quello di chi la conosce grazie ai racconti di genitori e nonni, pur non avendovi mai messo piede. Che i calabresi soffrano particolarmente la nostalgia delle origini non è una leggenda dice Giuseppe Sommario, docente dell’Università Cattolica di Milano e studiosi dei fenomeni migratori, a sua volta emigrato per lavoro da Paludi. E per alcuni questa nostalgia diventa patologia urgente di cure. La Calabria ha un patrimonio storico-artistico straordinario solo in parte indagato. Per attrarre visitatori c’è bisogno di studiare, approfondire, fare ipotesi: come quella di cui si fa portatore Daniele Castrizio, ordinario di Numismatica presso l’Università di Messina: la testa del filosofo di Porticello, scoperta nel 1969 e datata al quinto secolo avanti Cristo, spiega, potrebbe essere stata prodotta con la maschera funeraria di Pitagora, tesi che all’estero ha avuto più considerazione che in Italia. Se l’ipotesi diventasse scoperta, sarebbe una delle più sensazionali dell’ultimo secolo.