VIDEO | Manifesto funebre per il killer di Lea Garofalo: bufera sul sindaco Saporito

“Il sindaco Simone Saporito e l'amministrazione comunale di Petilia Policastro partecipano al dolore che ha colpito la famiglia Curcio per la perdita del caro congiunto”. Il congiunto, però, è Rosario Curcio, uno degli assassini di Lea Garofalo, morto suicida nel carcere milanese di Opera dove stava scontando l'ergastolo proprio per l'omicidio della testimone di giustizia.
Ovviamente il manifesto non è passato inosservato, ed ha scatenato l'indignazione generale, che i goffi tentativi di giustificazione del primo cittadino sono riusciti solo a rendere più forte. Così, se da più parti arriva la richiesta delle dimissioni di Saporito, qualcuno invoca l'intervento del prefetto di Crotone, che non è da escludere, specie alla luce delle durissime dichiarazioni del sottosegretario all'Interno Wanda Ferro. In una nota Ferro definisce l'iniziativa dal Comune “Un inchino delle istituzioni alla memoria del killer. Un'iniziativa inaccettabile, perché la mafia vive di simboli”. Ancora, rispondendo alle parole del primo cittadino, che aveva definito i morti “tutti uguali”, la sottosegretario afferma “Lea Garofalo e l'uomo che bruciò il suo corpo per farlo sparire non sono uguali, neppure davanti alla morte. Chi rappresenta le istituzioni deve scegliere sempre da quale parte stare, e il sindaco ha mostrato di aver scelto la parte sbagliata". Le fa eco Vincenza Rando, responsabile Legalità del Partito Democratico, e soprattutto avvocato di Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo. “Il ricordo e la memoria di Lea Garofalo non possono essere offesi. Mi chiedo se esiste ancora un’etica della responsabilità nella politica e a maggior ragione in chi amministra una comunità”.